lunedì 31 dicembre 2012

La mente duale



Il sistema della mente è duale : verso e inverso
La teoria Yin-Yang è molto antica ed è considerata dai filosofi cinesi la base dell'universo. Yin e Yang costituiscono infatti veri e propri emblemi della dualità fondamentale esistente in ogni parte del cosmo.
Sicuramente nell'arco della tua vita ti sei trovato nella situazione di
dovere rinunciare, tuo malgrado , ad agire nel tentativo di
raggiungere un tuo obiettivo?
Sicuramente ti sarai detto :" non ci riesco è più forte di me.
Rifletti questa semplice frase nasconde una grossa verità.
Pensa:

Chi è più forte di te?
Cosa o chi vincola le tue azioni?
La risposta è evidente.

Il sistema mentale è un sistema duale. Esiste sempre un verso e un
inverso che si confrontano e lottano per l'egemonia del sistema.
Questo concetto, per noi occidentali innovativo, è confermata dalla
moderna psicologia, ma in realtà è parte integrale delle filosofia
orientali e viene trattato nella pratica del DO-IN.

Il concetto dello Yin e dello Yang è la generalizzazione simbolica di
come esistano due aspetti opposti e introduce il concetto di verso e
inverso. 



Yin e Yang rappresentano, nella filosofa cinese, i due principi fondamentali dell’universo.
Yang: il principio positivo, maschile, rappresentato dal colore bianco
Yin: il principio negativo, femminile, rappresentato dal colore nero
E’ importante mettere in evidenza che Yin e Yang non hanno alcun significato morale Buono-Cattivo.
La formazione della polarità Yin-Yang è considerata dai filosofi cinesi la base dell’universo.
Essi costituiscono infatti veri e propri emblemi della dualità fondamentale esistente in ogni parte del cosmo.

Il simbolo del taiji non solo rappresenta due oggetti
contrapposti ma anche come due aspetti opposti co-esistano
all'interno dello stesso sistema. Ogni definizione è precisa quando c’è
un termine di paragone: non potremmo aver chiaro cos’è la luce
senza l’idea del buio o cos’è l’autostima senza il concetto di disistima.
I due opposti sono interdipendenti, se viene cambiata la definizione
del verso, automaticamente anche l'inverso cambia.
Yin, Yang si regolano a vicenda perché alla crescita dell'uno,
automaticamente diminuisce l'altro e nel sistema abbiamo sempre un
elemento maggioritario che ne detiene l’egemonia.
Queste due forze sono opposte e il sistema è regolato da questa
semplice regola:
Se la forza Yin detiene l'egemonia sul sistema vuol dire che è
maggioritario rispetto a Yang
Se la forza Yang detiene l'egemonia sul sistema vuol dire che è
maggioritario rispetto a Yin
L'elemento maggioritario detiene il potere del sistema e regola il
sistema con le proprie leggi.
Nello stesso modo possiamo definire l’Autostima e Disistima due forse
opposte.
In un sistema mentale l'elemento egemone che detiene il sistema
regola il sistema con le sue leggi.
Quindi se è Egemone l’ autostima l'individuo sarà proiettato nel ciclo
del successo, mentre se è egemone la Disistima l'individuo sarà
proiettato nel ciclo dell'insuccesso

venerdì 28 dicembre 2012

Concezione e significato della morte



Che cosa si intende con Concezione e significato della morte, cosa avviene nel momento della morte?
«
 Tutto quello che so è che debbo morire; ma quello che ignoro di più è questa stessa morte che non posso evitare.»

Strettamente connessa alla morte è la filosofia stessa intesa come «un immenso sforzo per risolvere il problema della morte e del destino».
 La riflessione sulla morte è stata infatti il principale stimolo allo sviluppo della filosofia.
"Io credo che proprio in tutti, ricchi o poveri, analfabeti od intellettuali, nel più profondo del loro essere una speranza rimane: quella che con la loro morte fisica qualche cosa di loro possa ancora sopravvivere.
Anche coloro che si proclamano totalmente materialisti, credo che nel loro intimo abbiano un barlume di speranza.
Può anche essere una speranza quasi impercettibile, impalpabile solo avvertibile a livello inconscio". (Giovanni Taramasco)
Qualunque studio sulla vita che ignori la realtà della morte non può portare a risultati significativi. Affrontare e trasformare le sofferenze di vita e morte è un punto fondamentale della filosofia di vita che ho scelto e che ha avuto origine dalle domande che si è posto un giovane principe 2500 anni fa. Sebbene vivesse nella ricchezza, iniziò a soffrire di una profonda angoscia esistenziale. Pensava: “Per quanto possiamo essere giovani e in buona salute, vecchiaia, malattia e morte prenderanno inevitabilmente il sopravvento: è un destino che nessuno può evitare.

 Concluse che non sarebbe stato veramente felice se non avesse risposto a questa inevitabile questione. Iniziò una ricerca spirituale che portò avanti per tutta la vita.

Difficilmente concettualizziamo la morte e la separazione se non siamo noi stessi a vivere in prima persona direttamente o indirettamente tale evento. Per morte intendo una fine o un salto nel vuoto: non sappiamo cosa c’è dopo la vita e anche se ci piace immaginare a un secondo tempo, a un cammino, di fatto non ci sono certezze e questa assenza provoca smarrimento, sconforto e paura.
La perdita di una persona cara improvvisa o attesa, per via della malattia, crea un senso di vuoto,depressione che sembra incurabile. Avere il tempo di farsi un’idea della morte trascorrendo gli ultimi momenti con la persona che ci sta lasciando crea meno sofferenza di una scomparsa improvvisa.

I sacri testi indù ci insegnano "la grammatica e la sintassi" della morte: in occidente il linguaggio si arresta di fronte alla morte, in oriente invece avanza costruendo sentieri di pensiero, servendosi di miti, di immagini, di simboli e di metafore che pervadono ogni pagina, ogni verso dei testi indù, raggiungendo il culmine nella Bhagavad-Gita: rivelazione del disegno divino che muove il mondo e i "destini" di ogni creatura e faro acceso per indicare all'umanità i valori e le vie di salvezza dalla paura, dall'insicurezza e dalla sofferenza.
Il “Libro Tibetano dei Morti”. Il Bardo Thodol – questo il titolo originario – è uno dei tre grandi classici “funerari” di tutti i tempi, insieme al Papiro Egizio dei Morti e allaDivina Commedia di Dante Alighieri. “Bar-do” è l’espressione tibetana che indica la dimensione del passaggio tra due stati: la morte per i tibetani non è una condizione di stasi, ma una profonda sconvolgente trasformazione. L’ asceta si esercita già in vita a cogliere l’attimo che sta “tra” vita e aldilà; così come si esercita a cogliere il momento magico in cui la mente passa dalla veglia al sonno ovvero dal sogno del mattino – carico di premonizioni – al risveglio. Apprendere le fasi che succedono alla estinzione della esistenza terrena, imprimerle nella propria memoria di immagini per il tibetano vale come promessa di “liberazione”.
Il Bardo Todol   contiene una serie di istruzioni per la
liberazione dell’anima del morente che vengono comunicate da una persona di fiducia al suo
capezzale. Queste istruzioni hanno un’origine antichissima, che risale ai tempi prebuddisti della
cultura tibetana, alla tradizione Bon.

Secondo i tibetani, leggere solamente il Bardo Todol , non è di per sé molto efficace, poiché il
morente si accorge che si sta celebrando una cerimonia per lui e basta. E’ necessario invece
averne una comprensione totale e ricavarne una forma di conversazione : Per esempio : “ Tu stai
morendo, stai lasciando gli amici e i familiari, l’ambiente che ami non sarà più lì con te, sei in
procinto di lasciarci.



martedì 25 dicembre 2012

Aumentare il potere della mente



Aumentare il potere della mente è possibile seguendo il giusto metodo.
1 – l’esperienza di realtà è uno stato mentale.
Alla domanda: “Cos’è la realtà, una scoperta o un’invenzione?” il costruttivista risponde “è un’invenzione”. La realtà del mondo, che sta dentro la nostra testa, si struttura e si differenzia sempre di più fino a che ne siamo totalmente condizionati e l’ipnosi ci aiuta a riportarci a un tempo precedente, quando eravamo “tabula rasa”, quando cioè la “nostra” realtà non era strutturata come
quella di ora. Questo primo presupposto significa che l’esperienza è la causa e il mondo la conseguenza cioè noi siamo sempre responsabili di quello che
siamo. Un altro significato è la conoscenza obbliga e cioè quando si conosce una cosa, questa “conoscenza “ inevitabilmente cambia la nostra realtà di
mondo. L’ultimo significato che si può includere in questo presupposto è: “la causalità lineare è la maggiore superstizione”. I cambiamenti avvengono
CASUALMENTE, non CAUSALMENTE. 
2 – La consapevolezza di Se si struttura in un percorso che va da una percezione indifferenziata ad una differenziata, definendo un confine
sempre maggiore fra Se e gli altri.
In altre parole l’identità di un individuo si costruisce lentamente attraverso il modellamento altrui, perlopiù inconscio, e la maggior parte delle persone sta in una realtà o stato mentale a metà strada tra l’ESTASI (bambino-meno difese) e PARANOIA (adulto-più difese).
3 – L’esperienza di relazione fra le persone oscilla tra l’essere guida ed essere guidato.

4 – Il cambiamento avviene attraverso l’abbassamento della critica (autoindotto e eteroindotto) secondo un economizzazione che
salvaguardia i bisogni primari e genera un ritorno verso uno stato maggiormente indifferenziato.

Il cambiamento è molto spesso preceduto da periodi di confusione o crisi. Quando si ritorna alla “tabula rasa”, al periodo “bambino”, si generano
nuove cornici di riferimento e nuovi percorsi. Ma può succedere che durante il cambiamento la persona sia insicura o veda dei pericoli e allora anziché un
miglioramento, si avrà un peggioramento.
5 – Spesso la soluzione costituisce il problema, persistendo in uno Stato Mentale forzato in cui non vi è più congruenza tra l’elaborazione interna e
l’evento esterno.
Questo presupposto è molto importante. In ogni situazione quotidiana molto spesso le persone si creano problemi quando non ce ne sono.
L'aumento del potere della mente segue una traccia di base che è identificata con
l’acronimo: S E MO L T A FE DE. Analizziamola ora passo dopo posso:
S = SINCRONISMO - Si inizia sincronizzandosi con la persona, seguendo il suo respiro, muovendosi con lei.
E = EMOTIVO – Aiutare, con suggestioni adeguate, la persona a vivere emotivamente l’esperienza della trance e se seguirà le nostre istruzioni (p.es.
“chiudi gli occhi..”) si è affidata a noi, ha deciso di lasciarsi guidare.
MO = MONOIDEA – A questo punto suggerire un’”idea di riferimento” che può
essere un prato verde, un cielo azzurro, una spiaggia ecc.
L = LIMITAZIONE – Far concentrare la persona sulle sensazioni che crea la
monoidea cosicché si rafforzerà.
T = TRANCE – La persona è in trance e noi con lei. Stiamo vivendo un sogno
guidato ma ognuno vive la sua esperienza personale come in una magica realtà. 
A = ATTIVAZIONE DEL POTENZIALE MENTALE – 
FE = FENOMENOLOGIA – Nella trance si vivono fenomeni fisici particolari:
mani e viso rilassato, palpebre che si muovono leggermente,respiro calmo,
rigidità, senso di pesantezza, pallore ecc.
DE = DE_TRANCE 

domenica 16 dicembre 2012

Persuasione e manipolazione di religioni e sette




Persuasione e manipolazione di religioni e sette sono una costante ed una regola piuttosto che un'eccezione.

 Il predicatore per ottenere condizionamento comportamentale, accresce l'emotività e il senso di colpa, dipinge la miseria e il peccato e rappresenta con immagini particolarmente vivide l'inferno a cui sono destinati i peccatori. Sembrerebbe perciò che, sia necessario un vero e proprio assalto emotivo per cancellare i precedenti pattern di comportamento, anche se, alla fine è necessario offrire una via di fuga, una salvezza per uscire rigenerati da questo stress mentale sapientemente indotto.

Il predicatore procede in questo modo: da una parte la sua accalorata predica dipinge le pene dell'inferno che attendono i peccatori. Il primo passo consiste nel far sentire l'inadeguatezza della propria condizione, far leva sul senso di colpa, far intendere loro quanto lontani siano dallo stato ideale, quanto siano miserabili, la tensione risultante (il disagio promosso per distonia) viene deliberatamente accresciuta fino al collasso emotivo; poi il predicatore fa appello alla necessità di conversione e da una via di uscita e spesso si verificano tremori, grida, convulsioni, attacchi epilettici, quasi come se il cervello degli astanti scaricasse la tensione accumulata durante tutta la predica.

Il semplice fatto di essere coinvolti emotivamente aumenta notevolmente la possibilità di essere convertiti.

Non ha importanza se il coinvolgimento è positivo o negativo. Uno stato "carico" emotivamente accresce in ogni caso la suggestionabilità. Paradossalmente il tentativo di resistere e lo stress prodotto possono accellerare la resa, l'unica cosa possibile è non essere emotivamente coinvolti cosa che in alcuni casi risulta assai ardua.

Anche nei riti di iniziazione la catarsi gioca un ruolo di primo piano. Solitamente è particolarmente accentuata la segretezza, la necessità di superare la prova pena la dannazzione, la morte e la rinascita.. Il rituale viene eseguito allontanando il neofita dal gruppo e costringendolo in una nuova e sconvolgente situazione, spesso sono implicate denutrizione, fatica fisica, prove di coraggio, scarnificazione, circoncisione, etc. Gli stimoli eccessivi portano il giovane a un collasso emotivo e a un'accresciuta suggestionabilità. Dopo aver depotenziato i precedenti pattern di comportamento si passa al ricondizionamento con l'annuncio salvifico.

Molte delle tecniche in uso presso i movimenti religiosi servono per depotenziare le strutture coscienti attraverso la confusione. In effetti per determinare una accresciuta suggestionabilità si può procedere seguendo due metodi apparentemente opposti, il primo è la riduzione degli stimoli sensoriali per lungo tempo, per esempio tramite meditazione, l'altro metodo opera per sovraccarico della mente cosciente.

Se noi abbassiamo i meccanismi di difesa e disorientiamo l'adepto con tecniche di confusione i suoi schemi di riferimento precendenti verranno conseguentemente depotenziati. Anche la fusione col gruppo, le confessioni, la perdita della privacy comportano una prima fase di destrutturazione e con-fusione con gli altri membri a cui dovrà seguire l'indottrinamento (il cambiamento) che equivale ai punti 3 e 4 dell'induzione ipnotica. La dottrina del gruppo sarà svelata gradualmente partendo dai dati immediatamente verificabili: "Il materiale che andrà a formare la nuova  identità viene elargito gradualmente, un pezzetto alla volta, al ritmo che si ritiene giusto perché quella persona possa assorbirlo.


Le aspettative del gruppo vengono interiorizzate dall'adepto e lo dirigono verso quel particolare tipo di esperienze soggettive che si insegna che debbano presumibilmente verificarsi durante lo stato alterato; il meccanismo perciò si autoconvalida tramite un circuito di feedback retroattivo.

Inoltre l'adepto desidera essere un buon soggetto — il che tra l'altro ne confermerebbe l'evoluzione personale — e ha notevoli aspettative nei confronti dei procedimenti offerti.

Con l'ulteriore coinvolgimento si passa alla fase di ristrutturazione. L'adepto ha imparato la dottrina, a seguito il training e ha acquisito i comportamenti accettati dal gruppo, a questo punto gli viene fornita una finalità esistenziale e viene inserito operativamente all'interno del gruppo. Se nella seconda fase poteva pensare a un semplice coinvolgimento in vista di un miglioramento personale, in questa fase sembra quasi inconcepibile la vita senza il culto, l'individuo ha acquisito un nuovo sé.

In questa fase si tenta di coinvolgere l'adepto in modo esclusivo: "Notevole è poi la pressione che viene esercitata sul nuovo adepto affinché intesti il conto bancario e i suoi averi al gruppo. Al di là del mero scopo di lucro, ciò va incontro a due diverse esigenze. Innanzitutto, il fatto stesso di donare risparmi di una vita costringe una persona ad aderire anima e corpo alla nuova ideologia. Sarebbe fin troppo doloroso dover ammettere di aver commesso un errore. In secondo luogo, neutralizza ogni eventualità di fuga dal gruppo, dal momento che la sopravvivenza finanziaria nel modno esterno sarebbe pressoché impossibile.

In virtù della dissonanza cognitiva, una volta che la fase di inddotrinamento è completata "i membri possono soffrire di angoscia ogni qualvolta sono portati a pensare negativamente alla loro affiliazione
Si spiegano allora come comprensibili tutte le manovre regressive o totalitarie che vengono poste in essere in una setta, si tratta di espedienti per evitare il disagio e per mantenere la coesione del gruppo. Perché non crolli il sistema risulta necessaria la censura e il controllo dell'informazione in entrata, una certa capacità di distorsione della realtà che può trasformarsi in narcisismo onnipotente, la scissione e la proiezione dell'aggressività su nemici esterni.


E, in effetti, ciò si riscontra nelle sette che sviluppano un gergo dove l'infinita varietà del mondo viene compressa in frasi brevi, fortemente riduttive e dal suono definitivo, facilmente memorizzabili e facilmente esprimibili. Ci sono termini "buoni", che rappresentano l'ideologia del gruppo, e termini "cattivi", per rappresentare qualsiasi cosa esterna che deve essere rifiutata. Il linguaggio totalitario è un gergo di forte divisione, molto chiuso, spietatamente valutativo nei confronti dei diversi.

Il nuovo sé, la personalità del culto, viene a situarsi nella profonda esperienza interattiva di comunicazione e relazione all'interno del gruppo.

Il gergo del gruppo serve anche a dissociare la nuova personalità del culto da quella vecchia e ad allontanare l'adepto dagli "esterni" incapaci di comprendere il suo strano linguaggio.

Per questo la nuova personalità non è astraibile e non esiste al di fuori della relazione, al di fuori del contesto in cui si situa, al di fuori della comunità linguistica a cui appartiene, potremmo dire che è una qualità emergente. Al contempo però, anche i contesti relazionali non potrebbero avere luogo senza gli individui che li pongono in essere e che contribuiscono a mantenerli in costante co-creazione.

Lo stesso Freud anticipa questo concetto in Psicologia delle masse e analisi dell'Io: "Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è al contempo stesso fin dall'inizio psicologia sociale.

1. Il gruppo si sottrae all'approfondimento dottrinale esercitato indipendentemente 

2. La chiusura del gruppo verso gli "esterni" pone il neofita in uno stato di soggezione e di dipendenza;

3. La manipolazione dei significati originari e la creazione di nuovi vocaboli privano il "neofita" dei punti di riferimento abituali e determinano l'insorgere di un nuovo modello del mondo che garantisce l'appartenenza a una communitas speciale e diversa.

Il solo fatto di possedere un linguaggio e una dottrina incomprensibile per gli "esterni" garantisce già una soddisfazione narcisistica, l'adepto si ritiene detentore di una verità segreta e preclusa a più che lo rende immediatamente superiore.

Le sette e le religioni sono gruppi fondati su illusioni condivise. 
il collante è la dissonanza cognitiva

La dissonanza cognitiva è una teoria che si basa sull'assunto che "l'individuo mira alla coerenza con se stesso. Le sue opinioni e i suoi comportamenti, per esempio, tendono a comporsi in complessi intimamente coerenti." ]. In altri termini quando si presenta un conflitto tra pensieri, emozioni o comportamento, quelli in conflitto tenderanno a cambiare per minimizzare la contraddizione e il disagio che ne deriva. La persona può infatti tollerare solo un certo numero di discrepanze tra questi componenti che formano la sua identità. Tenderà perciò a diminuire le cognizioni dissonanti, a rafforzare e aumentare quelle consonanti con una particolare scelta, visione del mondo o condotta.

Gli adepti di un culto infatti, sono legati a modelli del mondo condivisi dal gruppo di cui fanno parte e ogni pensiero nuovo va inquadrato all'interno di queste strutture concettuali per non dover passsare attraverso un doloroso cambiamento personale. Ciò dimostra che “il gruppo sociale è, per l’individuo, una delle maggiori fonti di dissonanza cognitiva e, contemporaneamente, il mezzo principale per ridurre la dissonanza che può sorgere in lui.

Se cambiate il comportamento di una persona, i suoi pensieri e sentimenti cambieranno per minimizzare la dissonanza", 

La sola accettazione di regole comportamentali rigide (controllo del comportamento) a cui non si può opporre obiezione è il primo passo verso l'indottrinamento e comporta tra l'altro una certa regressione dallo stato di condizione adulta e autonoma a quello di dipendenza infantile che si sottomette all'autorità genitoriale.


Sogno e Realtà


Sogno e Realtà, sono distinti a livello logico, a livello emotivo i sogni sono l'unica realtà.
Anche per le discipline orientali della mente i sogni sono molto più reali della realtà stessa.
La realtà è per queste discipline illusione

Le antiche discipline dello Yoga Tibetano del sonno e del sogno insegnano che quando sorge un pensiero, una immagine e ci si identifica con tale pensiero o immagine si perde la presenza e l'attenzione vaga qua e là sospinta dalle due pulsioni fondamentali: avversione e desiderio.
Quando ci identifichiamo con attaccamento e avversione noi generiamo emozioni negative che producono inevitabilmente azioni. Queste azioni (karma) vanno a costruire abitudini e tendenze a strutturare e quindi a reagire alla realtà stessa.
Le tracce karmiche restano in noi come schemi inconsci che creano ulteriore attaccamento e avversione generando un ciclo senza fine di azione e reazione chiamato samsara. Così le persone piene di collera in sé incontrano di continuo circostanze che sembrano giustificarla nel "mondo reale" e non si rendono conto che ciò è semplicemente il frutto delle precedenti tracce karmiche che vanno  a costituire il loro Io. Esse proiettano quel flusso di pensieri e immagini interiori ­­­— che hanno la stessa natura di un sogno — nella "realtà esterna".
Queste tracce karmiche si manifestano anche nel sogno. La nostra coscienza spostando la sua attenzione all'interno illumina le tracce karmiche che sono state stimolate durante la "vita di veglia".
Freud con la sua analisi dei sogni si è occupato prevalentemente di quelli che la tradizione Dzogchen (forma di Buddismo Tibetano) chiama i "sogni samsarici" o sogni derivanti da tracce Karmiche. Ma esistono anche i "sogni della chiarezza" simili a sogni lucidi o a sogni fonte di ispirazione religiosa, artistica, culturale e persino scientifica, durante i quali si possono ricevere idee, pratiche, profezie, illuminazioni.

 Questo tipo di sogni sono descritti anche da Jung.

Lo Yoga tibetano del sogno insegna che tramite la pratica è possibile riconoscere la natura illusoria del sogno quando lo si vive — e non solo quando ci si sveglia.
E per giungere a ciò occorre cominciare ad acquisire nuove abitudini durante la vita da "svegli". Cambiare il proprio modo di approcciare la "realtà" perché se si mantiene la presenza durante la vita di veglia è molto probabile che ciò si manifesti durante il sogno. Così si insegna a riconoscere la natura onirica della vita: "Continuate a ricordare a voi stessi che state sognando le vostre esperienze: la rabbia che provate, la felicità, l'ansia, sono tutte parti di un sogno. La quercia che vi piace, l'auto che guidate, la persona a cui state parlando, sono tutte parte di un sogno. In questo modo si crea una nuova tendenza: quella di guardare all'esperienza come insostanziale, transitoria e intimamente connessa alle proiezioni della mente."
Occorre superare anche l'attaccamento e l'avversione: "Pensate tra voi: "Questa rabbia è un sogno. Questo desiderio è un sogno. Questa indignazione, questo dolore, questa esuberanza, sono un sogno". La verità contenuta in questa affermazione diventa chiara quando prestate attenzione ai processi interiori che producono gli stati emotivi: letteralmente, li sognate attraverso una complessa interazione di pensieri, immagini, condizioni corporee e sensazioni. La reattività emotiva non ha origine 'lì fuori', negli oggetti. Sorge, si sperimenta e cessa in voi.

venerdì 14 dicembre 2012

Fisica Quantistica, Magia e Spiritualità




Fisica Quantistica, Magia e Spiritualità hanno molti punti di contatto ma anche l'amore può essere quantico.
La fisica quantistica è una teoria fisica che descrive il comportamento della radiazione, della materia e delle loro interazioni, con particolare riguardo ai fenomeni tipici delle scale di lunghezze o di energie atomiche e subatomiche.

Il principio di indeterminazione, formulato da Heisenberg nel 1927, puµo essere considerato
come il principio fondamentale della meccanica quantistica. Esso infatti ci obbliga a rivedere i
concetti fondamentali della ¯sica classica, ed µe proprio da quest'analisi che sono nati i concetti
della fisica quantistica.
Il principio afferma che in un qualunque sistema fisico la misura simultenea di due variabili
canoniche coniugate q e p µe soggetta a una limitazione intrinseca di precisione: se indichiamo con
¢q e ¢p le imprecisioni delle due misure, queste sono legate dalla relazione di indeterminazione

Se applichiamo le scoperte della fisica quantistica alla vita quotidiana ci troviamo di fronte a nuovi scenari, molto diversi da quelli a cui ci siamo abituati a credere. Ritengo che tutto quello che noi crediamo essere reale, prima che divenga reale viene costruito con la partecipazione, in varia misura, di tutti coloro che parteciperanno a una data esperienza ma anche di tutta la Realtà.

La fisica quantistica è molto difficile da spiegare, ma consentitemi di citarvi alcuni esempi desunti da esperimenti svolti dal Dipartimento della Difesa statunitense. 
Nel 1998 hanno prelevato alcune cellule dal palato di un soggetto e le hanno poste all’interno di una provetta. Hanno collegato la provetta a una macchina della verità, o poligrafo. Poi hanno collegato il soggetto a un poligrafo, ma collocandolo in una zona totalmente diversa dell’edificio. Hanno fatto guardare al soggetto diversi tipi di programmi televisivi. Alcuni presentavano immagini di pace e tranquillità, mentre altri erano violenti ed emozionanti. Hanno scoperto che le cellule del soggetto registravano la medesima attività esattamente nello stesso momento in cui la rilevava il soggetto stesso. Quando il soggetto guardava i programmi calmi e rilassanti, la risposta fisiologica sia dell’individuo che delle cellule si calmava. Quando si passava ai materiali stimolanti, sia il soggetto che le sue cellule mostravano segni di eccitazione. Gli sperimentatori poi allontanarono sempre di più il soggetto dalle sue cellule, fino a mettere fra loro una distanza di circa ottanta chilometri. Erano trascorsi cinque giorni da quando le cellule erano state prelevate dal palato del soggetto, e stavano ancora registrando esattamente la medesima attività, proprio all’unisono col soggetto.

La funzione d’onda, concetto alla base della meccanica quantistica, non è solo un modello matematico astratto ma una realtà tangibile. La scoperta aprirebbe prospettive capaci di rivoluzionare il concetto stesso di realtà, solo una delle infinite possibili.
Immaginate di stare seduti al tavolo da gioco per una partita di poker. Vi vengono date le carte. Per quanto forte sia il vostro desiderio di trovarvi una buona mano, non saprete che carte sono finché non le girate. Immaginate ora che, con quel semplice gesto, la realtà cambi, prendendo diverse direzioni: in una vi troverete in mano delle carte buone per una scala, in un’altra potrete fare una doppia coppia o un tris, in un’altra ancora – molto fortunata – un bel poker. In molte altre, vi troverete solo delle carte inutili. Nulla di tutto questo accade davvero, secondo la nostra esperienza. Eppure questa “scissione” della realtà sembra avvenire a una scala infinitamente piccola, quella regolata dalle leggi della fisica quantistica, ed è un fenomeno con i quali gli scienziati fanno i conti da oltre sessant’anni.

Un altro esperimento dagli effetti molto simili, ma da un soggetto all’altro anziché fra un soggetto e le sue cellule, prese il nome di esperimento Einstein-Podolsky-Rosen.
In questo studio fondamentale, gli sperimentatori hanno preso due soggetti che non si conoscevano, hanno concesso loro alcuni minuti per sviluppare una conoscenza superficiale e poi li hanno separati di circa quindici metri, mettendoli ciascuno all’interno di una “gabbia di Faraday” (una gabbia elettromagnetica).
La “gabbia di Faraday” è progettata per impedire l’ingresso o l’uscita di frequenze radio e altri segnali. Per esempio, potreste disporre un’antenna di trasmissione FM in una gabbia di Faraday e da una distanza di quindici metri non riuscireste a sintonizzare la vostra radio su tali frequenze né a riceverle, perché la gabbia è molto efficace nel bloccare le frequenze.
In breve, la “gabbia di Faraday” blocca l’energia normale, ma consente il flusso di energia quantistica. Una volta messi i due soggetti all’interno della gabbia, li hanno collegati a un elettroencefalografo (EEG), una macchina che controlla l’attività neurologica. Hanno poi proiettato un fascio di luce proveniente da una penna luminosa negli occhi del primo soggetto, ma non in quelli del secondo. Puntare un fascio di luce negli occhi di qualcuno in questo modo causa un’attività neurologica misurabile e un restringimento visibile della pupilla. Nell’attimo in cui l’hanno fatto, l’attività neurologica di entrambi i soggetti ha riflesso la stessa attività elettroencefalografica e lo stesso restringimento della pupilla. Hanno cambiato i soggetti e li hanno posti a distanze sempre maggiori fra loro, ottenendo ogni volta il medesimo risultato.
In parapsicologia è noto il fenomeno della telepatia tra amici, innamorati, familiari. Tra questi ultimi ha particolare importanza il caso dei gemelli monozigoti, legatissimi dal punto di vista affettivo, e i casi di telepatia tra loro non si contano.
Essi si comportano come le particelle con stessa origine: queste hanno, per la loro esistenza, il legame dell’effetto EPR, mentre i gemelli hanno un forte legame telepatico: l’effetto EPR psichico.
Gli altri familiari, amici e innamorati si comportano invece come le particelle che, pur non avendo avuto la stessa origine, hanno avuto un qualche contatto; una conoscenza reciproca, che poi viene trasformata in amicizia o amore, un legame affettivo, che è alla base di parecchi casi di telepatia; l’amore, giustamente, è stato definito una forma di telepatia dilatata. In questi casi, (amici e parenti), la telepatia è un po’ meno diffusa e meno eclatante che negli altri, quello dei gemelli omozigoti, (comunque legame psiche-psiche).

Fisica quantistica e Magia hanno molti punti di contatto
Vediamo  i due postulati fondamentali della magia : 1) il simile agisce sul simile; 2) il contiguo agisce sul contiguo. Per questo il cacciatore primitivo si riveste delle pelli dell’animale che vuole cacciare, e per questo tutti i popoli primitivi sono convinti che il possedere un qualsiasi frammento di una persona (capelli, ritagli di unghie, saliva, escrementi, ecc.), permetta, agendo su di esso, di operare in egual tempo sul suo possessore in bene o in male. I due postulati si possono poi ridurre a uno solo: l’analogia. In senso lato la magia può essere definita una forma di analogica di conoscenza e di azione, fondata cioè sull’associazione di idee.

 Ecco un brevissima sintesi di alcuni degli aspetti della Realtà che la fisica quantistica ci ha dato la possibilità di accettare.
  • Niente può essere certo, tutto è solo più o meno probabile e/o possibile.
  • Quello che determina che cosa si manifesta (attualizza) è l’interazione/osservazione.
  • La Materia è fatta sia di energia sia di particelle sia di onde sia di niente, tutto insieme.
  • E’ impossibile isolare/separare un sistema da chi lo osserva (e dal resto della realtà…).
  • Lo spazio e il tempo sono variabili relative a chi li vive localmente.
  • Una struttura della materia può condizionare il comportamento di un’altra struttura della materia istantaneamente e a qualsiasi distanza nello spazio, avvalendosi solo di se stessa (entanglement)?
  • La coscienza e il pensiero umano vanno considerate come entità fisiche.
Fenomeni paranormali o fisica quantistica?
Le conclusioni a cui è pervenuto il suddetto studio stabiliscono che a livello inconscio si verifica un costante trasferimento di informazioni da persona a persona, fra individui con cui abbiamo anche solo un collegamento superficiale.

Alcuni parapsicologi hanno preso in considerazione i complessi principi della meccanica quantistica nella speranza di spiegare come la mente possa influenzare la materia. Nel micromondo delle particelle, sub-atomiche, gli eventi sono spesso imprevedibili e anche non meno bizzarri, per esempio, di una tazza che passi intatta attraverso uno schermo solido. Alcuni ricercatori psi, in particolare il fisico Helmut Schmidt, affermano di aver dimostrato che osservatori dotati di poteri paranormali possono influenzare gli eventi a livello di quanti. E alcuni parapsicologi sostengono che se questo potere esiste, potrebbe esercitare un impatto anche nel macromondo [effetto tunnel macroscopico? ndA]. Immaginate una tazza che attraversi una barriera. Secondo le leggi della scienza comune, un evento del genere è impossibile. Come può un oggetto passare attraverso un altro? Eppure certi individui dotati di poteri paranormali affermano di essere capaci di far sparire un oggetto da un luogo e di farlo riapparire altrove, sia spostandolo da una stanza all’altra che dall’interno all’esterno di un contenitore. In realtà, le microparticelle in un certo senso si comportano in modo simile, superando barriere [quando queste sono con energia superiore alla propria, si ha l’effetto tunnel,] e ricomparendo dove secondo la fisica classica non potrebbero essere. Anche una tazza è composta da innumerevoli microparticelle. Se queste minuscole unità possono superare la barriera – si interrogano alcuni ricercatori psi – per quale ragione non sarebbe possibile, in certe condizioni, che la tazza intera possa attraversare un muro? Per quanto questa analogia possa essere suggestiva, la maggior parte degli scienziati sostiene tuttavia che in genere le leggi del micromondo non sono applicabili al macromondo.

lunedì 10 dicembre 2012

Combattimento ipnotico ed auto difesa con l'ipnosi



Cosa intendiamo con Combattimento ipnotico ed auto difesa con l'ipnosi?
Quindi, a cosa serve questa tecnica di lotta ipnotica?
Può bastare da sola a sconfiggere un avversario, senza bisogno di armi o senza essere delle montagne di muscoli?
Per rispondere a queste domande, dobbiamo per prima cosa comprendere cosa è l'ipnosi e come funziona, e come è possibile servirsene in combattimento.
L'ipnosi è uno stato di coscienza alterato, dovuto al fenomeno noto come trance. In poche parole, chiunque va continuamente in trance, diverse volte al giorno. È lo stato che si verifica quando
compiamo un lavoro impegnativo, o al contrario del tutto automatico, tale che il cervello cambia modalità.
In caso di lavoro impegnativo, concentra tutta l'attenzione in quello che sta facendo, dimenticando l'esterno. Ti è mai successo ad esempio di leggere qualcosa con tanta attenzione da non
renderti conto del tempo che passava, o di essere chiamato da qualcuno?
Se parliamo di lavoro automatico, avviene l'opposto: sappiamo così bene cosa fare, che non dedichiamo attenzione a farlo, e il nostro cervello “vaga” in altri posti. Hai mai fatto un percorso senza esserti reso conto di averlo effettivamente compiuto,
perché eri abituato a farlo? Magari, andando al lavoro, o tornando a casa.
La trance ha come primo effetto quello di modificare appunto la realtà esterna, seguendo “altre regole” che valgono solo in quel determinato contesto.
In ipnosi, si induce volontariamente la trance su un soggetto, ottenendo una realtà alterata.
Possiamo Servirci  della tecnica ipnotica per stendere un avversario che ci vuole far del male!
Pazzesco? Per niente! Bisogna però comprendere i principi su cui si fonda questa disciplina, e come utilizzarli al meglio.
Come funziona la tecnica
Le basi di questa tecnica fondono le conoscenze del nostro cervello con l'antica arte del kyusho (antica arte di pressione dei punti vitali) al fine di produrre uno stato alterato di coscenza del soggetto, questa tecnica giunta a noi solo negli ultimi anni è stata
approfondita nei secoli un'arte nisteriosa che è il ninjutsu.
Andiamo per gradi.
Il corpo di ciascuna creatura vivente ha punti più protetti, e punti meno protetti. Nel caso umano, i punti più protetti sono il petto,
con la cassa toracica, e le spalle. I punti più fragili le giunture ossee, o le parti molli. Tutti sanno che, se si affronta un tipo enorme, è più utile cercare di colpirlo ai genitali che sul petto.
L'arte del kyusho ha studiato ogni singolo
punto debole, elaborando nel contempo tecniche
adatte per colpirlo provocando il massimo
effetto con il minimo dispendio di energia.
Perché così fosse, secoli fa non era noto, quindi si elaborarono diverse teorie, molto affascinanti ma per lo più sbagliate, riguardanti gli umori del corpo, l'influenza delle stelle ecc. ecc.
Una teoria molto più sensata e per questo diffusa, invece, è quelladei meridiani cinesi. Su questo si basa l'arte della lotta ipnotica!
I principi fondamentali infatti si basano sulla conoscenza del sistema energetico del corpo.
I meridiani cinesi individuano essattamente il percorso di alcune terminazioni nervose in grado di collegare i punti che, anche se
distanti dal cervello, possono produrre effetti neurologici potenti.
Toccando questi punti nel modo giusto, si attivano delle risposte automatiche, che possono provocare gli effetti desiderati.

Infine, si lavora sul linguaggio del corpo.
Attraverso di esso possiamo ottenere indicazioni precise su cosa il soggetto sta vivendo interiormente. Ciò diventa per noi il mezzo fondamentale per cogliere quelle informazioni che, usate nel
modo giusto, ci permetteranno di fare leva sull'inconscio altrui. Prova questa semplice tecnica: avvicinati a un'altra persona. Cosa
noti? Osserva bene i dettagli... muove i piedi? Si allontana da te?
Le mani come reagiscono? Le dita? Sono ferme? E gli occhi? E il
viso?
Tutti questi piccoli segnali non sono casuali, ma sono degli scarichi emozionali. Servono cioè all'altra persona a eliminare parte dello stress che gli provoca la tua improvvisa vicinanza. Se non agisse in questo modo, dovrebbe per forza fuggire o battersi
con te! Manipolando la distanza tra noi e l'altra persona, quindi, induciamo di per sé uno stato alterato, provocato dallo stress, che è utilissimo da sfruttare per l'ipnosi.
Devi per finire utilizzare un'altra arma potentissima: lo sguardo!
Non è necessario e a volte è anche superfluo mantenere uno sguardo fisso sull'avversario, ma di certo, specie in una prima fase, può bastare questo per generare una reazione intensa.
Prova a fare quest'esercizio: mettiti davanti a un amico, e invitalo a parare un tuo attacco, che so, prova a toccargli lo stomaco. Nel farlo, fissalo negli occhi.
Poi, ripeti lo stesso esercizio senza fissarlo.
Hai notato la differenza? Scommetto che nel primo caso gli sarà stato molto più difficile evitare di essere toccato rispetto al
secondo tentativo. Questo succede perché istintivamente, quando siamo fissati negli occhi, concentriamo la nostra
attenzione su di essi. Se fissiamo qualcuno, otteniamo la completa attenzione altrui!
Infatti si evita di farlo a lungo, perché è considerato “maleducato”.
In realtà è ben di più: fissando l'altra persona le stai mandando un messaggio molto esplicito e, quasi sempre, di forza e dominio.
Una vera e propria sfida, quindi, che può essere sfruttata a nostro vantaggio, distogliendo l'attenzione da altre azioni!
Fino a qui, abbiamo descritto una tecnica che si basa su elementi comuni a molti metodi, come l'ipnosi: la respirazione, l'inconscio, i meridiani energetici. C'è però una notevole differenza con questa tecnica, data dal kyusho!
Infatti, la capacità di percussione dei colpi permette di ampliare il  potere d'impatto di questi ultimi, amplificando cosi la sensazione di dolore.
Per dirla in termini semplici: toccando un punto di pressione, come quelli del collo, per esempio, si ottiene di rilassare la
persona profondamente, al punto che basta molto poco per indurre uno stato ipnotico.
Se però si colpisce, invece di toccare, l'effetto è molto più potente e da solo sufficiente, in molti casi, a generare un'induzione ipnotica spontanea!
Questo vuol dire che la persona sviene per l'ipnosi, invece che per l'effetto? Certo che no! Ma è vero che anche un semplice colpetto, che all'apparenza non produce danni considerevoli, ha invece un possente effetto sul campo energetico avversario, che
risulta carente per questo.
Ogni attacco successivo, a questo punto, non si limiterà a sbilanciare l'avversario, ma riuscirà effettivamente a respingerlo senza alcuna fatica!
Tutto questo è ingrado di produrre uno stato alterato che faciliterà lo stato di trance ipnotica. Anche se il soggetto colpito può sembrare lucido, sarà lo stesso costretto a rispondere esattamente ai nostri comandi!
Quindi, non c'è alcuna magia: solo tecnica.
Servendosi nel modo giusto delle diverse risorse che abbiamo, mentali e fisiche, possiamo ottenere risultati impensabili, come sconfiggere un nemico senza bisogno di fare molto altro!

domenica 9 dicembre 2012

Magia nera a Torino


Torino è "Omphalos", il punto focale della magia nera. Quindi Torino è la città del diavolo.
Nella città di Torino nulla è stato lasciato al caso,l'orientamento dei suoi palazzi, delle sue chiese, e dei suoi monumenti, la pianta delle sue piazze seguono precise direttive esoteriche ed occulte, sconosciute agli occhi di qualunque osservatore.
Gli architetti appartenenti alla Massoneria si tramandavano il segreto dei simboli esoterici necessari per arrivare ad una conoscenza purificatrice.
Edifici all'apparenza normali come il museo Egizio, la Gran Madre, Palazzo Barolo, nascondono significati esoterici per i simboli che nascondono.
Luoghi come piazza Statuto, piazza Solferino, le grotte alchemiche o il portone del Diavolo, sono legati alla magia nera ed al vampirismo.

La magia nera e' comunemente definita come l' azione del mago nero che cerca di sottomettere le entita' spirituali al proprio volere (al contrario della magia bianca che opera in armonia con esse).
Piu' precisamente e' una espressione del greco Hybris, ovvero della volonta' di ottenere conoscenze e potere superiori a quelli permessi al proprio livello di sviluppo, attraverso una prevaricazione delle leggi dell'armonia universale.
A livello piu' profondo, e' un tentativo di opposizione al giusto sviluppo dell' umanita' previsto nei piani divini; nella pratica, il mago nero cerca un accordo con quegli ambiti spirituali identificati proprio con le potenze dell' opposizione(Satana, Diavolo, demoni) che, in cambio di alcuni atti specifici, gli forniscono quanto richiede. La magia nera ha anche il semplice obbiettivo di cercare di acquisire il potere supremo.

La Magia Nera libera forze potenti che deviano il corso degli eventi verso strade volute. Con essa e' possibile liberarci della presenza di un nemico come attirare a noi la persona amata. Si avvale dell'aiuto di potenze superiori.
In breve il rituale di Magia Nera viene utilizzato quando non si vuole solamente consigliare il corso del destino, ma lo si vuole forzare, con la certezza di piegarlo ai propri voleri

Passeggiando per le vie di Torino e indossando gli "occhiali giusti", ci si accorge subito che i simboli della città sono demoniaci. Quasi ovunque si trovano simboli e sculture esoteriche. Sulla piazza si trova la scultura di un operaio, morto durante la costruzione del traforo del Frejus, sopra la quale si trova un angelo alato. Tale essere realizzato con del bronzo nero rappresenta nient’altro che satana. Il simbolo a cinque punte sul capo dell’angelo caduto "Seraphim", è il simbolo di satana e dei suoi seguaci.
C'è qualcuno che afferma che la città di Torino sia stata fondata dagli antichi  Egizi, nonostante nessuna prova vi sia a sostegno di tale tesi. Proprio a Torino ha sede però il secondo più importante museo egizio (dove si trova il libro dei morti egizio) del mondo, dopo quello del Cairo. Probabilmente l'aveva nel suo DNA, il legarsi con la terra del Nilo. Al pari di altre città, Torino è percorsa da tunnel e grotte sotterranee di epoche diverse e utilizzate per impieghi diversi. Sotto il Monte dei Cappuccini, ad esempio, che rimane alle spalle dell'enigmatica chiesa della Gran Madre di Dio, si trovano dei laboratori di fisica cosmica. Forse i Torinesi lo sanno ma certamente non tutti. La Stazione di Ricerca è alloggiata nei locali di un rifugio antiaereo scavato nella collina, che il Comune concesse gratuitamente all'allora Laboratorio di Cosmogeofisica, riadattato dal CNR per scopi di ricerca. Attualmente la base è sotto il controllo dell' IFSI (Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, con sede a Roma), di cui costituisce la Sezione Territoriale di Torino. E' dagli anni '50 del XX secolo che la città ospita questo importante centro, componente fondamentale della collaborazione internazionale tra Italia, Unione Sovietica e Stati Uniti che propone (e poi realizza e gestisce da allora fino ad oggi) l'esperimento Large Volume Detector (LVD) per lo studio dei collassi gravitazionali. A  partire dalla metà degli anni '80 l' Istituto di Cosmogeofisica partecipa agli esperimenti presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare). Gli obiettivi che si propone riguardano lo studio dei "Nuclidi cosmogenici e variazioni dell’attività solare nel passato da misure in meteoriti" e le "Datazioni di reservoirs terrestri, relazioni Terra-Sole e paleoclimatologia". Sembra molto interessante e in fondo la Stazione occupa 'solo' una porzione del tunnel sotterraneo, che pare sia molto più lungo, e si trova ad una profondità di 270 metri.

Torino è  percorsa da due correnti energetiche opposte, date dallo scorrere della Dora (polarità femminile) e del Po (maschile), che scorrendo nel sottosuolo conferirebbero alla città un polo di energie telluriche positive da un lato e negative dall'altro


Il culto della magia nera si concentra in piazza Statuto, che sorge sopra un'antica "città dei morti", l'ultima necropoli romana dove un tempo si trovava il luogo delle esecuzioni capitali, la Val Occisorum, con il patibolo che i francesi trasferirono in quello che è tuttora è conosciuto come "Rondò della forca", all'incrocio tra corso Regina Margherita e via Cigna. Si racconta persino che nel piccolo giardino in mezzo a piazza Statuto si troverebbe la Porta dell'Inferno, e c'è chi dice che il Genio alato che sovrasta il monumento ai caduti per il traforo del Frejus, altri non sia che il tentatore di Adamo, l'angelo caduto: Lucifero
Proprio a due passi da questo "polo del male" visse Nostradamus, medico e astrologo francese, il più famoso profeta della storia che predisse il trasferimento della Sindone a Torino. Come lui, altri personaggi misteriosi hanno scelto di vivere in questa città: dal filosofo nichilista Nietzche agli alchimisti Paracelso e Cagliostro, dai medici John Dee e Cesare Lombroso al sensitivo Gustavo Rol, da  Saint-Germain a Fulcanelli. Una schiera di amanti dell'occulto che arricchisce la "fama esoterica" della città. Fin dal sedicesimo secolo fu luogo d'incontro di alchimisti, a causa della presunta presenza sotto il Palazzo Reale delle Grotte Alchemiche. I fantasmi di Torino più celebri sembra che vaghino, oltre a Palazzo Reale, a Palazzo Trucchi di Levaldigi (che ospita la Banca Nazionale del Lavoro ed è detto "il palazzo del diavolo"), a Palazzo Barolo e a Palazzo Madama.

Libro dei morti egizio

Il Libro dei morti è un testo sacro egizio. Si compone di una raccolta di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto per proteggerlo e aiutarlo nel suo viaggio verso l'aldilà, che si riteneva irto di insidie e difficoltà.
Il museo egizio di Torino è considerato il secondo museo egizio più grande e fornito di reperti del mondo, dopo ovviamente quello del Cairo. Il fatto che si trovi proprio a Torino, città da sempre considerata centro di " magia nera" per vari motivi, sembra non essere casuale, dato che il culto egizio è sempre stato visto come occulto, visto che per la maggior parte riguarda l'aldilà, spesso popolato da figure mostruose che il defunto deve affrontare prima di arrivare al paradiso di Osiride. All'interno è possibile trovare molte statue, papiri, rilievi provenienti dall'Egitto, ma merita in particolar modo attenzione il Libro dei Morti al quale è dedicata un'intera parete. Ve ne sono di diverso tipo, riconoscibili per l'enorme quantità di scritte affiancate da situazioni che, come un fumetto, raccontano una vicenda e soprattutto per via dell'ultima scena che tutti accomuna: il giudizio universale dei Morti di Osiride.

La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni, e strumenti vari. Solitamente viene però sottolineato che lo strumento primario della magia è la mente dell'operatore e tutto il resto gli serve per focalizzare meglio il suo intento.


Questa vasta raccolta di testi funerari ci è pervenuta in tre differenti versioni: l'eliopolitana, compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu e contenente testi in uso tra la V e la XII dinastia; la versione tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la versione saita, in uso a partire dalla XXVI dinastia, intorno al 600 a.C., sino alla fine delle dinastie , nel 31 a.C.
Il titolo di "Libro dei Morti" è fuorviante; i testi non formano un'opera unitaria e non appartengono a un unico periodo; gli egittologi solitamente intitolano così le ultime due versioni.



Poiché si riteneva che, dopo aver lasciato la tomba, le anime dei morti fossero in balia di infiniti pericoli, le tombe erano tutte dotate di una copia del Libro dei Morti , vera e propria guida per il mondo dell'aldilà.
Dopo l'arrivo nel regno dei morti, il ka veniva giudicato da Osiride e dai 42 demoni che lo assistevano. Se essi decidevano che il defunto era stato un peccatore, il ka era condannato alla fame e alla sete o a essere fatto a pezzi da orribili carnefici; se invece la decisione era favorevole, il ka migrava nel regno celeste dei campi di Yaru, dove il grano cresceva altissimo e l'esistenza era una versione festosa della vita sulla Terra. Tutti gli oggetti necessari per la vita nell'aldilà venivano perciò posti nella tomba.
Come pagamento per l'aldilà e per la sua benevola protezione, Osiride chiedeva che i morti svolgessero mansioni per lui, ad esempio lavorare i campi di grano. Anche questo compito, tuttavia, poteva essere evitato ponendo alcune statuette, chiamate ushabti, nella tomba affinché fungessero da sostituti per il defunto.



Definiamo brevemente le diverse concezioni degli antichi Egizi riguardo a ciò che si intende per anima. Essi concepivano diverse entità spirituali collegate all'essere vivente. 
La prima è rappresentata dal BA, concetto che potrebbe di più avvicinarsi all'attuale concezione dell'anima, ragion per cui si traduce il termine per anima-ba. È rappresentata da un uccello oppure da un uccello a testa umana.
Alle origini, il ba, sembra essere stata la facoltà propria degli dei di muoversi e di assumere forme differenti.
Nelle rappresentazioni delle tombe si vede il ba che vola intorno alla tomba od appollaiato su di un albero o ancora mentre si disseta in uno stagno; così, al di là della tomba, il ba continuava a vivere senza il suo supporto corporale, ma conservandone pur sempre le proprietà che aveva posseduto quando animava il corpo che caratterizzava.

L' AKH è una forza spirituale di carattere sovrannaturale. È rappresentato dall'ibis con ciuffo e lo stesso segno geroglifico costituisce la radice del verbo "essere benefico, efficace, glorioso". Opposto al corpo, che appartiene alla terra, l'akh appartiene al cielo.
È certo che l'akh e&grave un principio che, molto rapidamente, è divenuto appannaggio del comune mortale; l'espressione utilizzata dagli egizi "raggiungere il proprio akh", per esprimere il concetto di "morire", indurrebbe a pensare che tale principio non sia interiore all'uomo, ma che piuttosto sia, come il suo "io" spirituale, situato in un mondo divino, che si raggiunge solo dopo la morte.

Rimane il terzo concetto che è collegato all'anima, KA. Si tratta di uno dei concetti spirituali degli Egizi più difficili da "circoscrivere". Infatti, a seconda delle epoche, i sensi attribuitigli sono variati e hanno avuto una tendenza ad arricchirsi di valori nuovi.
Il ka, il cui omofono è il toro, però, esprime la potenza generatrice della forza sessuale. D'altro canto il segno geroglifico del ka sono due braccia tese, che abbracciano e sorreggono. Ciò ha potuto dimostrare che questo è proprio uno dei suoi aspetti di dio protettore; egli protegge i vivi e continua a farlo anche dopo la morte, poichè la morte altro non è che "raggiungere il proprio ka". Principio di vita e di potenza il ka è la forza vitale mantenuta tramite il nutrimento, supporto della vita fisica e spirituale