domenica 19 agosto 2012

Esperienze di premorte (NDE - near death experience)


Il tema delle esperienze dei morenti o di chi, creduto morto, sia ritornato in vita, accompagna da sempre la storia dell’umanità, dai racconti di Omero e Platone sino alle odierne esperienze dei pazienti in condizioni di pericolo di vita. Rappresentano uno dei misteri della mente umana.
Le esperienze di premorte (Near Death Experiences, o NDE), ripropongono concretamente  la questione della plausibilità dell’idea di una vita oltre la vita. 

Il cardiologo olandese Pim Van Lommel afferma di avere trovato la prova scientifica dell'esistenza della vita dopo la morte analizzando numerosi casi di “esperienze di pre-morte” [indicate spesso con l’acronimo NDE, ovvero Near Death Experience]. L'esperienza classica è la visione di un tunnel con una luce bianca sul fondo, ma anche un senso di distacco dal corpo e l'incontro con parenti defunti. Fra queste persone molte hanno provato l’esperienza della rivisitazione della propria vita passata (life review) ed alcuni di essi hanno avuto anche esperienze di distacco dal corpo con percezione del proprio corpo visto dall’esterno [indicate speso con l’acronimo OBE, ovvero Out of Body Experience]. I risultati del suo studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista medica The Lancet nel dicembre 2001 col titolo "Un'indagine estensiva in Olanda sulle esperienze di pre-morte in sopravvissuti ad arresti cardiaci" ["Near-death experiences in survivors of cardiac arrest: a prospective study in the Netherlands"].


Van Lommel ha intervistato 344 pazienti cardiopatici nell’ospedale di Arnhem (Olanda) che sono rimasti “clinicamente morti” per cinque minuti o più, prima di “ritornare in vita”. Di questi cardiopatici 62, ovvero il 18 per cento, ha riferito di avere provato le esperienze tipiche delle NDE durante la morte clinica, ciò dopo che (secondo le indicazioni dei monitor) avrebbero dovuto essere considerati deceduti. Circa la metà di loro erano stato consapevoli della propria morte, e 15 avevano avuto esperienze fuori dal corpo (OBE) durante le quali erano consapevoli di tutte le complesse manovre mediche attuate su di loro. Un paziente fu in grado di riferire dove un’infermiera bionda aveva conservato la sua dentiera, che gli era stata rimossa durante le manovre rianimatorie, ovvero in una bacinella posta dall'altro lato della stanza.

Come ha osservato Van Lommel, la coscienza deve risiedere fuori dal cervello perché i pazienti possano rimanere consapevoli quando, almeno secondo l’EEG, dovrebbero essere morti. Il cervello potrebbe quindi essere soltanto una specie di trasmettitore/ricevitore per le informazioni, una conclusione che è stata raggiunta indipendentemente anche dall’Informatico Simon Berkovich congiuntamente al neurofisiologo Herms Romijn. 

La conclusione cui giunge il cardiologo olandese può non essere l’unica possibile, Dean Mobbs, neuroscienziato presso l’Università di Cambridge Consiglio. Mobbse Caroline Watt dell’Università di Edimburgo hanno pubblicato su Science una dettagliata ricerca.
La sensazione di essere morti – spiegano – non è limitata a esperienze di pre-morte vissute dai pazienti affetti dalla sindrome di Cotard. Il disturbo si verificherebbe anche a seguito di diversi traumi, come ad esempio durante le fasi avanzate di tifo e di sclerosi multipla, ed è stato scoperto sia legato a regioni del cervello come la corteccia parietale e la corteccia prefrontale.
La paralisi da sonno, ovvero l’esperienza di sentirsi paralizzato mentre si osserva ancora dall’esterno il proprio mondo, è collegata a allucinazioni oniriche che possono provocare la sensazione di fluttuare sopra il proprio corpo. Gli scienziati spiegano che è possibile vivere quella sensazione stimolando l’area della corteccia tempoparietale destra.
Gli studiosi hanno anche spiegato gli incontri dei malati terminali con i defunti. Le persone affette dalla malattia di Parkinson raccontano di visioni di fantasmi, o anche di mostri. La spiegazione sta nel fatto che il Parkinson provoca un funzionamento anormale della dopamina, un neurotrasmettitore che può essere causa di allucinazioni.
Le NDE oltre che dalla scienza ufficiale vengono studiate anche dall'esoterismo.
In realtà si dovrà prima o poi ricomporre la frattura tra scienza e sapienza.
La fisica quantistica, secondo me, sarà il collante che ricomporrà tale frattura.
I sensitivi affermano che, in una situazione di crisi, quando la morte è quasi inevitabile o è percepita come tale, il duplicato del corpo fisico, il corpo astrale o eterico, lascia il corpo fisico e sperimenta il primo stadio dell'Aldilà. Se la morte non si verifica, il duplicato riprende il suo posto nel corpo fisico. 
Le persone reduci da NDE in ogni caso hanno poi manifestato:
. una certezza generalizzata dell'esistenza di una vita dopo la morte
• un'elevata percentuale (80%) adesso credeva nella reincarnazione
• una totale assenza della paura della morte

• un vasto spostamento da religioni organizzate a pratiche spirituali personali

• un incremento statisticamente significativo della sensitività

• una visione più positiva di se stessi e degli altri

Elaborare questi temi permette di raggiungere una percezione più ampia di sé e della vita oltre che del tempo.

Il tempo è una dimensione della quale gli esseri umani hanno una percezione soggettiva e parziale, esistono già teorie fisiche che escludono il tempo, per lo meno nei termini sequenziali in cui lo percepisce l'essere umano. In quest'ottica passato presente e futuro sono solo costruzioni mentali.
L'unione tra fisica quantistica ed esoterismo produce un nuovo modo di interpretare la vita, l'universo.
 è una disciplina in continua evoluzione. La sua finalità, oltre agli aspetti conoscitivi, è la creazione di stili di vita che rispondano alle leggi che regolano gli equilibri universali.



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