lunedì 20 agosto 2012

Il senso della morte



L'unico appuntamento a cui nessuno potrà mancare (eventualmente posticipare con qualche stratagemma temporaneo) è quello con la morte.
Dobbiamo imparare a morire e morire per imparare.
Per questo motivo se un senso ha la vita, questo senso non può che essere connesso con la morte.
Quando Giovanni, nell'Apocalisse 22,13, fa dire al suo Cristo: "Il sono il Primo e l'Ultimo, l'Alfa e l'Omega, l'Inizio e la Fine, l'Origine e il Punto d'arrivo", doveva aver capito che non esiste differenza tra vita e morte, entrambe NON esistono.
E' come se tra l'alfa e l'omega vi fosse qualcosa di così peculiare da non essere percepito dal mondo animale. Gli animali vivono il processo in maniera irriflessa, istintiva, non consapevole, come un aspetto intrinseco alla natura, da accettare alla stregua di un dato di fatto.

La morte ha qualcosa di paradossale: pur essendo uno dei momenti più significativi nella vita di una persona,  non è traducibile in alcuna esperienza.
L'esperienza che più si avvicina è la piccola morte o viaggio astrale.

La morte inoltre paradossalmente è la madre di tutte le paure.
Paradossalmente perchè è inevitabile.
Non è che ho paura di morire, solo che non voglio esserci quando accadrà” ironizza Woody Allen, tutti cercano di evitare ciò che è inevitabile.

Vita e morte sono soltanto epifenomeni aleatori, una 
modificazione casuale del vuoto causata dal principio di indeterminazione.
I filosofi hanno sostenuto che l’enigma intellettuale a cui l’uomo primitivo si trovò di fronte nell’immagine della morte, lo avrebbe costretto alla riflessione, diventando il punto di avvio di ogni speculazione. Ma in realtà a dare il  la alla ricerca umana non è stato l’enigma intellettuale bensì il conflitto emotivo provocato dalla morte di persone amate, ma nel contempo sentite come estranee e odiate. Tutta quanta la psicologia ha preso le mosse da questo conflitto di sentimenti. L’uomo non riuscì più a tenere la morte lontana da sé, da quando ne ebbe gustato l’amaro sapore nel dolore per la scomparsa di una persona amata, e tuttavia si ostinò a non darle ancora alcun riconoscimento, non potendo raffigurarsi se stesso morto. E così si adattò a un compromesso: ammise l’eventualità della propria morte, ma non volle riconoscere quel significato di annichilimento della vita, che pure nel caso della morte del nemico non aveva avuto motivo alcuno di rifiutare.
Credo che il più importante obiettivo della vita sia quello di prepararsi alla morte.


Una qualunque religione che predichi un paradiso o un inferno  nell'aldilà e che quindi ponga una netta demarcazione tra vita e morte, è inevitabilmente contraria all'idea di perenne trasformazione. 
Religioni di questo genere finiscono nell'alienazione mentale o restano comunque una forma di filosofia rassegnata nel cercare un significato alla vita, che non troveranno mai.


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