mercoledì 29 agosto 2012

Paganesimo e Cristianesimo




Paganesimo e Cristianesimo sono più simili di quanto si creda.
Il Cristianesimo ha due culle: l’una è la Galilea, l’altra è l’Anatolia. Non è un caso se il primo imperatore convertito, Costantino il Grande, pensò di trasferire la capitale da Roma a Bisanzio; probabilmente era il segno del riconoscimento di un primato culturale, oltre che strategico. La religione cristiana ha potuto ottenere la diffusione che ha avuto perché, ammantandosi di misticismo anatolico, ha reso accetto agli occhi europei il suo nucleo di ebraismo. Erano i tempi in cui nell’oriente dell’Impero andava per la maggiore il culto di Mitra e quando la Bibbia veniva proposta ai sudditi romani così come stava, questi la rifiutavano percependola come una tradizione estranea.
Molti sono gli elementi che fanno supporre un’assimilazione cristiana di contenuti appartenenti alla quasi confinante Anatolia:
- Gli animali comuni al culto frigio (leone, toro, aquila) sono stati introdotti nel simbolismo degli evangelisti. Il leone, originariamente associato all’elemento marino, è stato così assunto ad emblema di San Marco.
- L’oscuro dogma della verginità della Madonna non è nuovo alla dea anatolica che come sappiamo dai testi era contemporaneamente vergine inviolata e madre degli dei. In più, l’iconografia della Vergine che schiaccia la testa del serpente non può non evocare il citato conflitto fra la dea creatrice ed il serpente.

per i primi cristiani il termine "santo" era esteso a tutti i credenti. Tutte le epistole di Paolo terminano con dei saluti, e spesso si leggono frasi del tipo "salutatemi tutti i santi che sono nella tale città", ecc.
Tuttavia, dopo circa un secolo dall'inizio dell'espansionismo cristiano, si cominciò prima a parlare di "martiri" a proposito di coloro che erano morti a causa di persecuzioni, e successivamente di "santi" per designare coloro che erano riusciti a mettere in pratica in modo efficace tutta la dottrina. Entrambi, martiri e santi, furono oggetto di culto in sostituzione della pluralità di dèi che, a livello psicologico, non potevano trovare una adeguata sostituzione nella semplice e austera adorazione dell'unico dio monoteista giudeo-cristiano.
Poiché i dèi pagani erano sempre protettori di qualche categoria di persone, si pensò bene di attribuire ad ogni santo una particolare predisposizione nel proteggere persone, luoghi o eventi.
La festa del dio locale diventò la "festa del patrono".

- Il mistero Eucaristico appare comprensibile, in prospettiva storica, se lo si paragona alla complementarità del pane e del vino che in precedenza troviamo legati a Demetra e Dioniso. Nell'immagine a sinistra è raffigurato Dioniso-Bacco (due secoli prima di Cristo).
NATALE - festa pagana legata al solstizio invernale, godeva di grande importanza in tutto l'Impero Romano. Ricordiamo che il solstizio invernale è il giorno più corto dell'anno, e cade intorno al 21 dicembre. In questo giorno, tra l'altro, il sole tocca il punto più basso rispetto all'orizzonte.
Il 25 dicembre la durata del giorno rispetto alla notte ricomincia a crescere in modo evidente (in base alle osservazioni empiriche fatte dagli antichi) come anche la sua altezza.
Ovvio che per le popolazioni antiche tale evento astronomico fosse visto come un rinnovamento della speranza, una festa della luce, una possibilità di sopravvivenza, pertanto fu mitizzato come nascita del Dio-Sole, partorito dalla Dea-Vergine (personificazione della notte). Tale mito prese varie forme religiose: Horus partorito da Iside in Egitto, Thammuz partorito da Mylitta, o Ishtar, nelle religioni iranico-caldee, ecc.

Horus (o (H)oro, dall’egizio heru, “eroe”, come l’inglese hero e l’italiano “eroe”, aventi la stessa radice), al pari di Gesù, fu concepito da una vergine, Iside-Mari. Era l’Unigenito figlio del dio Osiride. Padre putativo di Horus fu Jo-Sêph, di discendenza reale. Horus nacque in una grotta, annunciato da un angelo a sua madre Mari. La sua nascita fu annunziata da angeli e da una stella, ed egli nacque il 25 dicembre in una mangiatoia. I suoi seguaci lo raffigurarono come un bambino in una mangiatoia e festeggiarono la sua nascita il 25 dicembre. Alla sua nascita assistettero dei pastori e dopo la nascita vennero a lui tre personaggi, ma ben presto Herut cercò di far uccidere Horus, così Osiride disse a Mari, fatta oggetto di culto, di nascondersi con suo figlio. All’età di dodici (12) anni, Horus compì un atto importante. Dai dodici ai trenta (30) anni, non vi è alcuna documentazione sulla vita di Horus, il quale fu battezzato presso il fiume Eridano, o Iarutana, all’età di trent’anni per opera di Anup il Battista, che fu poi decapitato. Horus fu portato dal deserto su un’alta montagna dal suo rivale Sut, o Set(h), dove però resiste alla tentazione. Horus aveva dodici discepoli, camminò sull’acqua, espulse i demoni, guarì i malati, restituì la vista ai ciechi e resuscitò Asar presso la città di Anu1. «Gli ebrei aggiunsero il loro prefisso (“beth”) per “casa” ad “Anu”, originando “Beth-Anu”, o la “Casa di Anu”. Dato che “u” e “y” erano anticamente intercambiabili, “Bethanu” divenne “Bethany” (Betania), la località menzionata in Giovanni

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