domenica 9 settembre 2012

Simboli in Alchimia



I Simboli in Alchimia sono molteplici. Per secoli, uomini di profonda scienza dedicarono tutta la vita all'alchimia.
Depositari di una tradizione occulta che risaliva all'antico Egitto, si esprimeva attraverso un linguaggio simbolico ed esoterico.
L'alchimia è qualcosa di estremamente complesso e trova le sue basi anche nel pensiero magico ed occultistico dei culti mistici orientali nati nei primi secoli dopo Cristo.
I quattro elementi, acqua, fuoco, terra, aria sono collegati dalle quattro qualità, caldo, freddo, umido , secco e sono espressi attraverso quattro simboli:
l'aquila (terra), angelo (acqua), leone (aria), toro (fuoco) e rappresentano anche simbolicamente i quattro evangelisti.
Per il vero alchimista non esiste differenza tra scienza e magia, entrambe costituiscono la sapienza dell'uomo.
La fisica quantistica comporrà questa rottura nata con l'illuminismo.
Nelle trasformazioni alla ricerca della perfezione, la fusione è una parte molto importante. La fusione perfetta era simboleggiata dall’amore fra Ermes e Afrodite, dal quale nacque Ermafrodito. Nel simbolismo alchemico il Sole e la Luna sono le due entità fondamentali che rappresentano rispettivamente il sesso maschile e quello femminile. Dalla loro congiunzione carnale deve nascere un Ermafrodito che deve però maturare mediante procedimenti alchemici. L'Ermafrodito nasce morto, nello stato di putrefazione nero. Da qui successivi processi alchemici lo portano a successivi stati sempre più vicini alla perfezione fino ad arrivare alla resurrezione di Cristo. Vediamo come il Rosarium Philosophorum, opera di un anonimo (forse Arnaldo di Villanova - 1235-1315) alchimista del XIII secolo, descrive quanto ho detto, avvertendo che questa è una possibile interpretazione e che ve ne possono essere delle altre altrettanto valide.
La tradizione dello sviluppo interiore in alchimia, si persegue trasponendo le trasformazioni ed i procedimenti alchemici sul piano interiore. Come in ogni pratica esoterica, l’interiorizzazione dell’esperienza può produrre squilibri nelle potenti energie psichiche che noi evochiamo durante il lavoro interiore, a meno che non troviamo dei mezzi per contenere queste energie. Nella tradizione dei rituali magico-cerimoniali, gli operatori usano normalmente una apertura ed una chiusura del rituale che funge da struttura di contenimento e salvaguarda dalla dissipazione le energie suscitate durante il lavoro.
Similmente, in molte tradizioni meditative, un esercizio di apertura ed uno di chiusura (talvolta basati sulla ritmizzazione della respirazione) aiutano a riconnettere e riancorare il meditante con il normale stato di coscienza, così da non lasciarlo in uno stato di dissociazione ed instabilità, sospeso tra il mondo interiore e quello esteriore.
Nel nostro lavoro interiore, troveremo nel simbolo del vaso un inestimabile mezzo per contenere le energie interiori e permettere loro di operare nella nostra interiorità, in modo controllato e positivo.
Così, in un certo senso, il vaso alchemico può essere un simbolo interiore dalla valenza protettiva, proprio come il cerchio del cerimoniale magico o il tempio astrale di una loggia esoterica operativa, o gli esercizi di respirazione di una tradizione meditativa.
Le energie evocate lavorando con i processi alchemici, come ho detto, possono essere potenti e distruttive per la psiche ed un incontro diretto con queste energie trasformative non dovrebbe avvenire in modo improvviso.

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