sabato 13 ottobre 2012

Karma, sogno ed ipnosi


Karma sogno ed ipnosi sono legate, in quanto tracce karmiche di vite precedenti possono manifestarsi sia nel sonno che nell'ipnosi.

L'ipnotismo è noto all'uomo da oltre quattromila anni. Era già conosciuto dagli antichi Cinesi, dagli 
Egizi, dagli Indiani, dagli Ebrei, dai Greci, dai Romani. Per questi ultimi ne fanno fede le antiche Sibille, e i giudizi di Plinio il Vecchio, Vespasiano, Plutarco, Adriano, Tertulliano, Aurelio Prudenziano, Sinesìo.

Nella mitologia troviamo la prova di come gli antichi conoscessero e credessero alla fascinazione; ne è esempio la favola di Medusa che con lo sguardo paralizzava gli uomini che la miravano, si da pietrificarli; mito ricordato nel verso dantesco: «venga Medusa: si ' farem di smalto»!

Al fascino esercitato da una persona su un'altra dobbiamo attribuire il fatto del Cimbro che, inviato a uccidere Mario, prigioniero, restò paralizzato dallo sguardo e dalla voce di questi.

I maghi aztechi, prima della conquista di Hernán Cortés, praticavano l'ipnosi.

Nei secoli successivi, in Europa, Marsilio Ficino, Pomponazzi, Bacone, van Helmont, Maxwelì si occuparono dell'ipnotismo nei loro studi, ed espressero giudizi e dati di fatto al riguardo. Tuttavia, per trovare l'ipnotismo largamente applicato in Europa, a scopo terapeutico, bisogna arrivare al 1700, a Mesmer filosofo e medico, a Gassner, di origine svedese, a Braid scozzese, che, con i loro metodi terapeutici, si attirarono consensi e biasimi dalle accaden-úe mediche del tempo.

L'ipnosi ci permette di entrare in contatto con stati di coscienza profondi che possono anche trascendere la nostra vita attuale.
Appena ci appartiamo e chiudiamo gli occhi ci rendiamo conto che esiste un flusso di pensieri che come un brusio di sottofondo ci accompagnano costantemente. Ma quando cominciamo a portare la nostra attenzione sempre più all'interno distaccandoci dall'ambiente circostante, il brusio di sottofondo si manifesta in primo piano
e ci troviamo in una condizione simile allo stato ipnagogico che precede il sonno vero e proprio . Se siamo stanchi e ci facciamo coinvolgere da queste immagini e pensieri automatici perdiamo la nostra consapevolezza e allora cominciano a strutturarsi delle vere e proprie storie dapprima confuse e poi sempre più chiare e coinvolgenti e così cominciamo a sognare o per la precisione veniamo sognati.
Questo flusso di pensieri - seppur in modo sotterraneo e in larga misura inconsapevole - persiste durante la nostra vita di veglia e si manifesta con pensieri e immagini automatiche frutto di schemi profondi o tracce  Karmiche che generano l'Io e interpretano l'esperienza così come la conosciamo facendoci reagire ad essa. È
questa la natura dell'esistenza samsarica, della nostra struttura percettivo/reattiva.
Così anche durante la vita di veglia continuiamo a sognare perché continuiamo a raccontarci e a vivere storie su di noi, sugli altri e le consideriamo come l'unica realtà possibile. Ci indentifichiamo con queste storie scambiamo le nostre proiezioni e fantasie come la pura verità.
L'esistenza samsarica vive in questo dualiasmo osservatore/osservato, vive nell'ignoranza della nostra vera natura di creatori.
Le antiche discipline dello Yoga Tibetano del sonno e del sogno insegnano che quando sorge un pensiero, una immagine e ci si identifica con tale pensiero, immagine si perde la presenza e la attenzione vaga qua e là sospinta dalle due pulsioni fondamentali: avversione e desiderio.
Quando ci identifichiamo con attaccamento e avversione noi generiamo emozioni negative che producono inevitabilmente azioni. Queste azioni (karma) vanno a costituire abitudini e tendenze a strutturare e a reagire alla realtà (tracce karmiche).
Le tracce karmiche restano in noi come schemi inconsci che creano ulteriore attaccamento e avversione
generando un ciclo senza fine di azione e reazione chiamato samsara. Così le persone piene di collera in sé incontrano di continuo circostanze che sembrano giustificarla nel "mondo reale" e non si rendono conto che ciò è semplicemente il frutto delle precedenti tracce karmiche che vanno a costituire il loro Io. Esse proiettano quel flusso di pensieri e immagini interiori — che hanno la stessa natura di un sogno — nella "realtà esterna".
Queste tracce karmiche si manifestano anche nel sogno. La nostra coscienza spostando la sua attenzione all'interno illumina le tracce karmiche che sono state stimolate durante la "vita di veglia".
Lo Yoga tibetano del sogno insegna che tramite la pratica è possibile riconoscere la natura illusioria del sogno quando lo si vive — e non solo quando ci si sveglia.
E per giungere a ciò occorre cominciare ad acquisire nuove abitudini durante la vita da "svegli". Cambiare il proprio modo di approcciare la "realtà" perché se mantenete la presenza durante la vita di veglia è molto probabile che ciò si manifesterà anche durante il sogno. Così si insegna a riconoscere la natura onirica della vita: "Continuate a ricordare a voi stessi che state sognando le vostre esperienze: la rabbia che provate, la felicità, l'ansia, sono tutte parti di un sogno. La quercia che vi piace, l'auto che guidate, la persona a cui state parlando, sono tutte parte di un sogno. In questo modo si crea una nuova tendenza:  quella di guardare all'esperienza come insostanziale, transitoria e intimamente connessa alle proiezioni della mente.

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