domenica 11 novembre 2012

Imparare a Morire, Morire per imparare



La morte ha un suo gusto ben preciso, fatto di vuoto, di abbandono, di paura di nostalgia, del rimpianto di non aver vissuto a sufficienza.
La morte è un appuntamento importante: bisogna imparare a morire.

La morte affascina, attira e respinge, quando sarà il momento dovremo lasciarci andare con tranquillità.

Nelle esperienze di viaggio astrale che alcuni riesco a fare si perde il contatto con il proprio corpo e vi vive una esperienza simile alla morte , ma da vivi.
Solo alcuni esoteristi di alto livello mirano ad una morte consapevole.

L'animale sente in anticipo il momento della morte.
Per l'animale imparare a morire significa raccogliersi in un luogo isolato in una intima solitudine.

Piangere chi muore è importante per i vivi, ma non dobbiamo legare con il nostro pensiero la persona morta alla materia.

Dopo aver imparato a morire, dobbiamo morire per imparare.
Per gli esoteristi ed i tantrici tibetani la morte è la meditazione più importante.

La morte è una possibile liberazione dall'inferno ciclico della vita.

Il "Libro tibetano dei morti" è il nome (impropriamente) attribuito dagli studiosi occidentali alle istruzioni contenute nell'antico testo vajrayana del Guhya Garbha Tantra, il "Tantra del Nucleo Segreto".

Questo è un testo sanscrito (quindi ha origine in India e non in Tibet) di Buddhismo tantrico, fedelmente tradotto dai tibetani col titolo di Gyu Sangwa Nyingpo.

In questo prezioso testo, sono contenute (fra l'altro) le istruzioni chiamate "Ottenere la liberazione durante il bardo per mezzo dell'udire": queste vengono lette ad alta voce alla presenza della persona appena deceduta (tradizionalmente durante le sette settimane successive alla morte).

Le istruzioni spiegano al deceduto (la cui mente si trova nello "stato intermedio" - detto "bardo" - fra la vita passata e la successiva) la natura illusoria di tutte le esperienze che sta attraversando. La mente nello stato intermedio è in grado di percepire queste istruzioni e può ottenere la liberazione (attraverso l' "udire") nel bardo.

Queste istruzioni sono contenute nella pratica di meditazione principale del "Tantra del Nucleo Segreto", che è la meditazione sulle Cento Forme di Buddha Pacifiche e Irate. Questa è appunto il principale "metodo di realizzazione" (sadhana) proposto nel "Tantra del Nucleo Segreto".

La morte è una fase intermedia che i tibetani chiamano bardo, essere consapevoli nella morte, può portare alla liberazione dalle rinascite.

Per questo SI MUORE PER IMPARARE

L'esperienza della morte è principalmente un fenomeno interiore, quindi il vero problema non è conoscere il ‘bardo, cosa relativamente facile, ma è la capacità di rimanere nello stato di "consapevolezza" o di "equanimità", oppure, almeno di "distacco", cioè non reagire emotivamente alle visioni; vivere lo stato di "pura consapevolezza" è il punto essenziale dell'esperienza;

Se in nessuno degli stati intermedi siamo riusciti ad ottenere la liberazione, ci ritroviamo al punto di partenza; iniziamo così una nuova esistenza, condizionati dal karma a prendere un corpo;
La nostra vita non ha alcun senso, è un'esistenza sprecata se non ci chiediamo per quale ragione dobbiamo seguitare a "girare", e in che modo possiamo uscire dalla ruota della rinascita;
Nel Bardo, a eccezione del Dharmakaya, nessuna visione è reale; sperimentiamo soltanto fenomeni illusori, percepiti in forma simbolica, della nostra energia karmica.
Da tutto ciò possiamo trarre il più vero e profondo insegnamento: nel Bardo sperimentiamo un sogno, non c'è nessuno che muore: la morte non è reale; esiste solo per i nostri involucri, non per la nostra vera natura.


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