venerdì 28 dicembre 2012

Concezione e significato della morte



Che cosa si intende con Concezione e significato della morte, cosa avviene nel momento della morte?
«
 Tutto quello che so è che debbo morire; ma quello che ignoro di più è questa stessa morte che non posso evitare.»

Strettamente connessa alla morte è la filosofia stessa intesa come «un immenso sforzo per risolvere il problema della morte e del destino».
 La riflessione sulla morte è stata infatti il principale stimolo allo sviluppo della filosofia.
"Io credo che proprio in tutti, ricchi o poveri, analfabeti od intellettuali, nel più profondo del loro essere una speranza rimane: quella che con la loro morte fisica qualche cosa di loro possa ancora sopravvivere.
Anche coloro che si proclamano totalmente materialisti, credo che nel loro intimo abbiano un barlume di speranza.
Può anche essere una speranza quasi impercettibile, impalpabile solo avvertibile a livello inconscio". (Giovanni Taramasco)
Qualunque studio sulla vita che ignori la realtà della morte non può portare a risultati significativi. Affrontare e trasformare le sofferenze di vita e morte è un punto fondamentale della filosofia di vita che ho scelto e che ha avuto origine dalle domande che si è posto un giovane principe 2500 anni fa. Sebbene vivesse nella ricchezza, iniziò a soffrire di una profonda angoscia esistenziale. Pensava: “Per quanto possiamo essere giovani e in buona salute, vecchiaia, malattia e morte prenderanno inevitabilmente il sopravvento: è un destino che nessuno può evitare.

 Concluse che non sarebbe stato veramente felice se non avesse risposto a questa inevitabile questione. Iniziò una ricerca spirituale che portò avanti per tutta la vita.

Difficilmente concettualizziamo la morte e la separazione se non siamo noi stessi a vivere in prima persona direttamente o indirettamente tale evento. Per morte intendo una fine o un salto nel vuoto: non sappiamo cosa c’è dopo la vita e anche se ci piace immaginare a un secondo tempo, a un cammino, di fatto non ci sono certezze e questa assenza provoca smarrimento, sconforto e paura.
La perdita di una persona cara improvvisa o attesa, per via della malattia, crea un senso di vuoto,depressione che sembra incurabile. Avere il tempo di farsi un’idea della morte trascorrendo gli ultimi momenti con la persona che ci sta lasciando crea meno sofferenza di una scomparsa improvvisa.

I sacri testi indù ci insegnano "la grammatica e la sintassi" della morte: in occidente il linguaggio si arresta di fronte alla morte, in oriente invece avanza costruendo sentieri di pensiero, servendosi di miti, di immagini, di simboli e di metafore che pervadono ogni pagina, ogni verso dei testi indù, raggiungendo il culmine nella Bhagavad-Gita: rivelazione del disegno divino che muove il mondo e i "destini" di ogni creatura e faro acceso per indicare all'umanità i valori e le vie di salvezza dalla paura, dall'insicurezza e dalla sofferenza.
Il “Libro Tibetano dei Morti”. Il Bardo Thodol – questo il titolo originario – è uno dei tre grandi classici “funerari” di tutti i tempi, insieme al Papiro Egizio dei Morti e allaDivina Commedia di Dante Alighieri. “Bar-do” è l’espressione tibetana che indica la dimensione del passaggio tra due stati: la morte per i tibetani non è una condizione di stasi, ma una profonda sconvolgente trasformazione. L’ asceta si esercita già in vita a cogliere l’attimo che sta “tra” vita e aldilà; così come si esercita a cogliere il momento magico in cui la mente passa dalla veglia al sonno ovvero dal sogno del mattino – carico di premonizioni – al risveglio. Apprendere le fasi che succedono alla estinzione della esistenza terrena, imprimerle nella propria memoria di immagini per il tibetano vale come promessa di “liberazione”.
Il Bardo Todol   contiene una serie di istruzioni per la
liberazione dell’anima del morente che vengono comunicate da una persona di fiducia al suo
capezzale. Queste istruzioni hanno un’origine antichissima, che risale ai tempi prebuddisti della
cultura tibetana, alla tradizione Bon.

Secondo i tibetani, leggere solamente il Bardo Todol , non è di per sé molto efficace, poiché il
morente si accorge che si sta celebrando una cerimonia per lui e basta. E’ necessario invece
averne una comprensione totale e ricavarne una forma di conversazione : Per esempio : “ Tu stai
morendo, stai lasciando gli amici e i familiari, l’ambiente che ami non sarà più lì con te, sei in
procinto di lasciarci.



Nessun commento:

Posta un commento