domenica 9 dicembre 2012

Libro dei morti egizio

Il Libro dei morti è un testo sacro egizio. Si compone di una raccolta di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto per proteggerlo e aiutarlo nel suo viaggio verso l'aldilà, che si riteneva irto di insidie e difficoltà.
Il museo egizio di Torino è considerato il secondo museo egizio più grande e fornito di reperti del mondo, dopo ovviamente quello del Cairo. Il fatto che si trovi proprio a Torino, città da sempre considerata centro di " magia nera" per vari motivi, sembra non essere casuale, dato che il culto egizio è sempre stato visto come occulto, visto che per la maggior parte riguarda l'aldilà, spesso popolato da figure mostruose che il defunto deve affrontare prima di arrivare al paradiso di Osiride. All'interno è possibile trovare molte statue, papiri, rilievi provenienti dall'Egitto, ma merita in particolar modo attenzione il Libro dei Morti al quale è dedicata un'intera parete. Ve ne sono di diverso tipo, riconoscibili per l'enorme quantità di scritte affiancate da situazioni che, come un fumetto, raccontano una vicenda e soprattutto per via dell'ultima scena che tutti accomuna: il giudizio universale dei Morti di Osiride.

La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni, e strumenti vari. Solitamente viene però sottolineato che lo strumento primario della magia è la mente dell'operatore e tutto il resto gli serve per focalizzare meglio il suo intento.


Questa vasta raccolta di testi funerari ci è pervenuta in tre differenti versioni: l'eliopolitana, compilata dai sacerdoti del Collegio di Anu e contenente testi in uso tra la V e la XII dinastia; la versione tebana, in uso dalla XVIII alla XXII dinastia, e la versione saita, in uso a partire dalla XXVI dinastia, intorno al 600 a.C., sino alla fine delle dinastie , nel 31 a.C.
Il titolo di "Libro dei Morti" è fuorviante; i testi non formano un'opera unitaria e non appartengono a un unico periodo; gli egittologi solitamente intitolano così le ultime due versioni.



Poiché si riteneva che, dopo aver lasciato la tomba, le anime dei morti fossero in balia di infiniti pericoli, le tombe erano tutte dotate di una copia del Libro dei Morti , vera e propria guida per il mondo dell'aldilà.
Dopo l'arrivo nel regno dei morti, il ka veniva giudicato da Osiride e dai 42 demoni che lo assistevano. Se essi decidevano che il defunto era stato un peccatore, il ka era condannato alla fame e alla sete o a essere fatto a pezzi da orribili carnefici; se invece la decisione era favorevole, il ka migrava nel regno celeste dei campi di Yaru, dove il grano cresceva altissimo e l'esistenza era una versione festosa della vita sulla Terra. Tutti gli oggetti necessari per la vita nell'aldilà venivano perciò posti nella tomba.
Come pagamento per l'aldilà e per la sua benevola protezione, Osiride chiedeva che i morti svolgessero mansioni per lui, ad esempio lavorare i campi di grano. Anche questo compito, tuttavia, poteva essere evitato ponendo alcune statuette, chiamate ushabti, nella tomba affinché fungessero da sostituti per il defunto.



Definiamo brevemente le diverse concezioni degli antichi Egizi riguardo a ciò che si intende per anima. Essi concepivano diverse entità spirituali collegate all'essere vivente. 
La prima è rappresentata dal BA, concetto che potrebbe di più avvicinarsi all'attuale concezione dell'anima, ragion per cui si traduce il termine per anima-ba. È rappresentata da un uccello oppure da un uccello a testa umana.
Alle origini, il ba, sembra essere stata la facoltà propria degli dei di muoversi e di assumere forme differenti.
Nelle rappresentazioni delle tombe si vede il ba che vola intorno alla tomba od appollaiato su di un albero o ancora mentre si disseta in uno stagno; così, al di là della tomba, il ba continuava a vivere senza il suo supporto corporale, ma conservandone pur sempre le proprietà che aveva posseduto quando animava il corpo che caratterizzava.

L' AKH è una forza spirituale di carattere sovrannaturale. È rappresentato dall'ibis con ciuffo e lo stesso segno geroglifico costituisce la radice del verbo "essere benefico, efficace, glorioso". Opposto al corpo, che appartiene alla terra, l'akh appartiene al cielo.
È certo che l'akh e&grave un principio che, molto rapidamente, è divenuto appannaggio del comune mortale; l'espressione utilizzata dagli egizi "raggiungere il proprio akh", per esprimere il concetto di "morire", indurrebbe a pensare che tale principio non sia interiore all'uomo, ma che piuttosto sia, come il suo "io" spirituale, situato in un mondo divino, che si raggiunge solo dopo la morte.

Rimane il terzo concetto che è collegato all'anima, KA. Si tratta di uno dei concetti spirituali degli Egizi più difficili da "circoscrivere". Infatti, a seconda delle epoche, i sensi attribuitigli sono variati e hanno avuto una tendenza ad arricchirsi di valori nuovi.
Il ka, il cui omofono è il toro, però, esprime la potenza generatrice della forza sessuale. D'altro canto il segno geroglifico del ka sono due braccia tese, che abbracciano e sorreggono. Ciò ha potuto dimostrare che questo è proprio uno dei suoi aspetti di dio protettore; egli protegge i vivi e continua a farlo anche dopo la morte, poichè la morte altro non è che "raggiungere il proprio ka". Principio di vita e di potenza il ka è la forza vitale mantenuta tramite il nutrimento, supporto della vita fisica e spirituale

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