domenica 16 dicembre 2012

Persuasione e manipolazione di religioni e sette




Persuasione e manipolazione di religioni e sette sono una costante ed una regola piuttosto che un'eccezione.

 Il predicatore per ottenere condizionamento comportamentale, accresce l'emotività e il senso di colpa, dipinge la miseria e il peccato e rappresenta con immagini particolarmente vivide l'inferno a cui sono destinati i peccatori. Sembrerebbe perciò che, sia necessario un vero e proprio assalto emotivo per cancellare i precedenti pattern di comportamento, anche se, alla fine è necessario offrire una via di fuga, una salvezza per uscire rigenerati da questo stress mentale sapientemente indotto.

Il predicatore procede in questo modo: da una parte la sua accalorata predica dipinge le pene dell'inferno che attendono i peccatori. Il primo passo consiste nel far sentire l'inadeguatezza della propria condizione, far leva sul senso di colpa, far intendere loro quanto lontani siano dallo stato ideale, quanto siano miserabili, la tensione risultante (il disagio promosso per distonia) viene deliberatamente accresciuta fino al collasso emotivo; poi il predicatore fa appello alla necessità di conversione e da una via di uscita e spesso si verificano tremori, grida, convulsioni, attacchi epilettici, quasi come se il cervello degli astanti scaricasse la tensione accumulata durante tutta la predica.

Il semplice fatto di essere coinvolti emotivamente aumenta notevolmente la possibilità di essere convertiti.

Non ha importanza se il coinvolgimento è positivo o negativo. Uno stato "carico" emotivamente accresce in ogni caso la suggestionabilità. Paradossalmente il tentativo di resistere e lo stress prodotto possono accellerare la resa, l'unica cosa possibile è non essere emotivamente coinvolti cosa che in alcuni casi risulta assai ardua.

Anche nei riti di iniziazione la catarsi gioca un ruolo di primo piano. Solitamente è particolarmente accentuata la segretezza, la necessità di superare la prova pena la dannazzione, la morte e la rinascita.. Il rituale viene eseguito allontanando il neofita dal gruppo e costringendolo in una nuova e sconvolgente situazione, spesso sono implicate denutrizione, fatica fisica, prove di coraggio, scarnificazione, circoncisione, etc. Gli stimoli eccessivi portano il giovane a un collasso emotivo e a un'accresciuta suggestionabilità. Dopo aver depotenziato i precedenti pattern di comportamento si passa al ricondizionamento con l'annuncio salvifico.

Molte delle tecniche in uso presso i movimenti religiosi servono per depotenziare le strutture coscienti attraverso la confusione. In effetti per determinare una accresciuta suggestionabilità si può procedere seguendo due metodi apparentemente opposti, il primo è la riduzione degli stimoli sensoriali per lungo tempo, per esempio tramite meditazione, l'altro metodo opera per sovraccarico della mente cosciente.

Se noi abbassiamo i meccanismi di difesa e disorientiamo l'adepto con tecniche di confusione i suoi schemi di riferimento precendenti verranno conseguentemente depotenziati. Anche la fusione col gruppo, le confessioni, la perdita della privacy comportano una prima fase di destrutturazione e con-fusione con gli altri membri a cui dovrà seguire l'indottrinamento (il cambiamento) che equivale ai punti 3 e 4 dell'induzione ipnotica. La dottrina del gruppo sarà svelata gradualmente partendo dai dati immediatamente verificabili: "Il materiale che andrà a formare la nuova  identità viene elargito gradualmente, un pezzetto alla volta, al ritmo che si ritiene giusto perché quella persona possa assorbirlo.


Le aspettative del gruppo vengono interiorizzate dall'adepto e lo dirigono verso quel particolare tipo di esperienze soggettive che si insegna che debbano presumibilmente verificarsi durante lo stato alterato; il meccanismo perciò si autoconvalida tramite un circuito di feedback retroattivo.

Inoltre l'adepto desidera essere un buon soggetto — il che tra l'altro ne confermerebbe l'evoluzione personale — e ha notevoli aspettative nei confronti dei procedimenti offerti.

Con l'ulteriore coinvolgimento si passa alla fase di ristrutturazione. L'adepto ha imparato la dottrina, a seguito il training e ha acquisito i comportamenti accettati dal gruppo, a questo punto gli viene fornita una finalità esistenziale e viene inserito operativamente all'interno del gruppo. Se nella seconda fase poteva pensare a un semplice coinvolgimento in vista di un miglioramento personale, in questa fase sembra quasi inconcepibile la vita senza il culto, l'individuo ha acquisito un nuovo sé.

In questa fase si tenta di coinvolgere l'adepto in modo esclusivo: "Notevole è poi la pressione che viene esercitata sul nuovo adepto affinché intesti il conto bancario e i suoi averi al gruppo. Al di là del mero scopo di lucro, ciò va incontro a due diverse esigenze. Innanzitutto, il fatto stesso di donare risparmi di una vita costringe una persona ad aderire anima e corpo alla nuova ideologia. Sarebbe fin troppo doloroso dover ammettere di aver commesso un errore. In secondo luogo, neutralizza ogni eventualità di fuga dal gruppo, dal momento che la sopravvivenza finanziaria nel modno esterno sarebbe pressoché impossibile.

In virtù della dissonanza cognitiva, una volta che la fase di inddotrinamento è completata "i membri possono soffrire di angoscia ogni qualvolta sono portati a pensare negativamente alla loro affiliazione
Si spiegano allora come comprensibili tutte le manovre regressive o totalitarie che vengono poste in essere in una setta, si tratta di espedienti per evitare il disagio e per mantenere la coesione del gruppo. Perché non crolli il sistema risulta necessaria la censura e il controllo dell'informazione in entrata, una certa capacità di distorsione della realtà che può trasformarsi in narcisismo onnipotente, la scissione e la proiezione dell'aggressività su nemici esterni.


E, in effetti, ciò si riscontra nelle sette che sviluppano un gergo dove l'infinita varietà del mondo viene compressa in frasi brevi, fortemente riduttive e dal suono definitivo, facilmente memorizzabili e facilmente esprimibili. Ci sono termini "buoni", che rappresentano l'ideologia del gruppo, e termini "cattivi", per rappresentare qualsiasi cosa esterna che deve essere rifiutata. Il linguaggio totalitario è un gergo di forte divisione, molto chiuso, spietatamente valutativo nei confronti dei diversi.

Il nuovo sé, la personalità del culto, viene a situarsi nella profonda esperienza interattiva di comunicazione e relazione all'interno del gruppo.

Il gergo del gruppo serve anche a dissociare la nuova personalità del culto da quella vecchia e ad allontanare l'adepto dagli "esterni" incapaci di comprendere il suo strano linguaggio.

Per questo la nuova personalità non è astraibile e non esiste al di fuori della relazione, al di fuori del contesto in cui si situa, al di fuori della comunità linguistica a cui appartiene, potremmo dire che è una qualità emergente. Al contempo però, anche i contesti relazionali non potrebbero avere luogo senza gli individui che li pongono in essere e che contribuiscono a mantenerli in costante co-creazione.

Lo stesso Freud anticipa questo concetto in Psicologia delle masse e analisi dell'Io: "Nella vita psichica del singolo l'altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto, in questa accezione più ampia ma indiscutibilmente legittima, la psicologia individuale è al contempo stesso fin dall'inizio psicologia sociale.

1. Il gruppo si sottrae all'approfondimento dottrinale esercitato indipendentemente 

2. La chiusura del gruppo verso gli "esterni" pone il neofita in uno stato di soggezione e di dipendenza;

3. La manipolazione dei significati originari e la creazione di nuovi vocaboli privano il "neofita" dei punti di riferimento abituali e determinano l'insorgere di un nuovo modello del mondo che garantisce l'appartenenza a una communitas speciale e diversa.

Il solo fatto di possedere un linguaggio e una dottrina incomprensibile per gli "esterni" garantisce già una soddisfazione narcisistica, l'adepto si ritiene detentore di una verità segreta e preclusa a più che lo rende immediatamente superiore.

Le sette e le religioni sono gruppi fondati su illusioni condivise. 
il collante è la dissonanza cognitiva

La dissonanza cognitiva è una teoria che si basa sull'assunto che "l'individuo mira alla coerenza con se stesso. Le sue opinioni e i suoi comportamenti, per esempio, tendono a comporsi in complessi intimamente coerenti." ]. In altri termini quando si presenta un conflitto tra pensieri, emozioni o comportamento, quelli in conflitto tenderanno a cambiare per minimizzare la contraddizione e il disagio che ne deriva. La persona può infatti tollerare solo un certo numero di discrepanze tra questi componenti che formano la sua identità. Tenderà perciò a diminuire le cognizioni dissonanti, a rafforzare e aumentare quelle consonanti con una particolare scelta, visione del mondo o condotta.

Gli adepti di un culto infatti, sono legati a modelli del mondo condivisi dal gruppo di cui fanno parte e ogni pensiero nuovo va inquadrato all'interno di queste strutture concettuali per non dover passsare attraverso un doloroso cambiamento personale. Ciò dimostra che “il gruppo sociale è, per l’individuo, una delle maggiori fonti di dissonanza cognitiva e, contemporaneamente, il mezzo principale per ridurre la dissonanza che può sorgere in lui.

Se cambiate il comportamento di una persona, i suoi pensieri e sentimenti cambieranno per minimizzare la dissonanza", 

La sola accettazione di regole comportamentali rigide (controllo del comportamento) a cui non si può opporre obiezione è il primo passo verso l'indottrinamento e comporta tra l'altro una certa regressione dallo stato di condizione adulta e autonoma a quello di dipendenza infantile che si sottomette all'autorità genitoriale.


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