domenica 16 dicembre 2012

Sogno e Realtà


Sogno e Realtà, sono distinti a livello logico, a livello emotivo i sogni sono l'unica realtà.
Anche per le discipline orientali della mente i sogni sono molto più reali della realtà stessa.
La realtà è per queste discipline illusione

Le antiche discipline dello Yoga Tibetano del sonno e del sogno insegnano che quando sorge un pensiero, una immagine e ci si identifica con tale pensiero o immagine si perde la presenza e l'attenzione vaga qua e là sospinta dalle due pulsioni fondamentali: avversione e desiderio.
Quando ci identifichiamo con attaccamento e avversione noi generiamo emozioni negative che producono inevitabilmente azioni. Queste azioni (karma) vanno a costruire abitudini e tendenze a strutturare e quindi a reagire alla realtà stessa.
Le tracce karmiche restano in noi come schemi inconsci che creano ulteriore attaccamento e avversione generando un ciclo senza fine di azione e reazione chiamato samsara. Così le persone piene di collera in sé incontrano di continuo circostanze che sembrano giustificarla nel "mondo reale" e non si rendono conto che ciò è semplicemente il frutto delle precedenti tracce karmiche che vanno  a costituire il loro Io. Esse proiettano quel flusso di pensieri e immagini interiori ­­­— che hanno la stessa natura di un sogno — nella "realtà esterna".
Queste tracce karmiche si manifestano anche nel sogno. La nostra coscienza spostando la sua attenzione all'interno illumina le tracce karmiche che sono state stimolate durante la "vita di veglia".
Freud con la sua analisi dei sogni si è occupato prevalentemente di quelli che la tradizione Dzogchen (forma di Buddismo Tibetano) chiama i "sogni samsarici" o sogni derivanti da tracce Karmiche. Ma esistono anche i "sogni della chiarezza" simili a sogni lucidi o a sogni fonte di ispirazione religiosa, artistica, culturale e persino scientifica, durante i quali si possono ricevere idee, pratiche, profezie, illuminazioni.

 Questo tipo di sogni sono descritti anche da Jung.

Lo Yoga tibetano del sogno insegna che tramite la pratica è possibile riconoscere la natura illusoria del sogno quando lo si vive — e non solo quando ci si sveglia.
E per giungere a ciò occorre cominciare ad acquisire nuove abitudini durante la vita da "svegli". Cambiare il proprio modo di approcciare la "realtà" perché se si mantiene la presenza durante la vita di veglia è molto probabile che ciò si manifesti durante il sogno. Così si insegna a riconoscere la natura onirica della vita: "Continuate a ricordare a voi stessi che state sognando le vostre esperienze: la rabbia che provate, la felicità, l'ansia, sono tutte parti di un sogno. La quercia che vi piace, l'auto che guidate, la persona a cui state parlando, sono tutte parte di un sogno. In questo modo si crea una nuova tendenza: quella di guardare all'esperienza come insostanziale, transitoria e intimamente connessa alle proiezioni della mente."
Occorre superare anche l'attaccamento e l'avversione: "Pensate tra voi: "Questa rabbia è un sogno. Questo desiderio è un sogno. Questa indignazione, questo dolore, questa esuberanza, sono un sogno". La verità contenuta in questa affermazione diventa chiara quando prestate attenzione ai processi interiori che producono gli stati emotivi: letteralmente, li sognate attraverso una complessa interazione di pensieri, immagini, condizioni corporee e sensazioni. La reattività emotiva non ha origine 'lì fuori', negli oggetti. Sorge, si sperimenta e cessa in voi.

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