lunedì 14 gennaio 2013

Filosofia orientale e fisica quantistica per raggiungere benessere e successo




Come possiamo utilizzare l’antica filosofia orientale unita alla moderna fisica quantistica per raggiungere il benessere ed  successo nella nostra esistenza?
Dobbiamo semplicemente capire che se impariamo a canalizzare il nostro pensiero attraverso dinamiche mentali particolari, insegnate dall'ingegneria della seduzione, possiamo influire positivamente sulla notra realtà.
La realtà oggettiva non esiste, ma via via via costruita dalla nostra mente.
Tutto questo è spiegato benissimo sia dalla  antiche rtradizioni orientali, sia dalla moderna fisica quantistica-
Se la fisica ci porta oggi a una concezione del mondo che è sostanzialmente mistica, in qualche modo essa ritorna alle sue origini, a duemilacinquecento anni fa. E interessante seguire l'evoluzione della scienza occidentale lungo il suo percorso a
spirale che, partendo  dalle filosofie  mistiche dei primi filosofi greci, cresce e si dispiega  in un impressionante sviluppo di
pensiero intellettuale, allontanandosi progressivamente dalle sue origini mistiche fino a giungere a una concezione del mondo in
netto contrasto con quella dell'Estremo Oriente. Nei suoi stadi più recenti, la scienza occidentale sta finalmente superando questa concezione e sta ritornando nuovamente a quelle dei Greci più
antichi e delle filosofie orientali. Questa volta, tuttavia, essa non si basa soltanto sull'intuizione, ma anche su esperimenti di grande precisione e raffinatezza e su un formalismo matematico rigoroso e coerente.


la Natura non è riducibile alla somma di tutte le cose: non solo perché non si dà somma di infinite cose, ma perché la Natura è condizione d'esistenza delle infinite cose, così come il numero uno è condizione d'esistenza degli infiniti numeri. Il "mistero" della connessione di primo livello (tra le cose) e di secondo livello (tra la Natura e le cose) si chiarisce ulteriormente se ci si rifà alla metafora taoista del vuoto usata nel racconto del cuoco Ting: la realizzazione del Tao nell'arte della macellazione consiste nel saper utilizzare il contrasto pieno-vuoto, ma anche nel sapere che il vuoto è uno, comune tanto all'oggetto (il bue) quanto al soggetto (il cuoco) che si fa vuoto per meglio cogliere e percorrere i vuoti dell'oggetto. Parimenti la funzione e, quindi, l'esistenza del vaso, della finestra, del mozzo, è data dalla relazione di contrasto, dalla syllápsis tra pieno e vuot o, ma, nel contempo, il vuoto è uno nel senso che è comune condizione di funzionalità, ossia di esistenza, di ognicosa. Analogamente al Tao, la physis è "natura propria" di ciascuna cosa secondo il modo della syllápsis dei contrari e, contemporaneamente, è Natura universale in quanto condizione d'esistenza comune alle infinite cose. Quel "contemporaneamente" ha evidentemente un valore radicale: significa che il grande Tao, la natura universale, non è causa degli infiniti Tao particolari, delle singole "nature proprie", ma è costituito da essi; d'altra parte i singoli Tao, le "nature proprie", non sarebbero senza il grande Tao, senza la Natura universale che le "nutre". E’ questo il senso delle parole di Eraclito "da tutte le cose l'uno e dall'uno tutte le cose"; senso che si ritrova, identico, nel Chuang Tzu: "le diecimila creature ed io siamo l'Uno"


La meccanica quantistica ha quindi demolito i concetti classici di oggetti solidi e di leggi rigorosamente deterministiche della natura.
A livello subatomico, gli oggetti materiali solidi della fisica classica si dissolvono in configurazioni di onde di probabilità e queste configurazioni in definitiva non rappresentano probabilità di cose, ma
piuttosto probabilità di interconnessioni. Un'attenta analisi del processo di osservazione in fisica atomica ha mostrato che le particelle subatomiche non hanno significato come entità isolate, ma possono essere comprese soltanto come interconnessioni tra la fase di preparazione di un esperimento e le successive misurazioni. La meccanica quantistica rivela quindi una fondamentale unità dell'universo: mostra che non possiamo scomporre il mondo in unità
minime dotate di esistenza indipendente. Per quanto ci addentriamo nella materia, la natura non ci rivela la presenza di nessun « mattone fondamentale » isolato, ma ci appare piuttosto come una complessa
rete di relazioni tra le varie parti del tutto. Queste relazioni includono sempre l'osservatore come elemento essenziale. L'osservatore umano costituisce
sempre l'anello finale nella catena dei processi di osservazione e le proprietà di qualsiasi oggetto atomico possono essere capite soltanto
nei termini dell'interazione dell'oggetto con l'osservatore. Ciò significa che l'ideale classico di una descrizione oggettiva della natura non è più valido.


Più si studiano i testi religiosi e filosofici degli Indù, dei Buddhisti e dei Taoisti, più risulta evidente che in ognuno di essi il mondo è concepito in termini di movimento, di flusso e di mutamento. Questa qualità dinamica della filosofia orientale sembra
essere una delle sue caratteristiche più importanti. I mistici orientali vedono l'universo come una rete  inestricabile, le cui interconnessioni sono dinamiche e non statiche. Questa rete cosmica è viva:
si muove, cresce e muta continuamente. Anche la fisica moderna è giunta a concepire l'universo come una siffatta rete di relazioni e,come il misticismo orientale, ha riconosciuto che questa rete è
intrinsecamente dinamica. Nella meccanica quantistica, l'aspetto dinamico della materia si manifesta come conseguenza della natura
ondulatoria delle particelle subatomiche, assumendo un significato ancora più essenziale nella teoria della relatività, nella quale l'inseparabilità dello spazio-tempo implica che l'esistenza della
materia non può essere separata dalla sua attività. Le proprietà delle particelle subatomiche possono perciò essere comprese solo in un
contesto dinamico, in termini di movimento, interazione e trasformazione.
Secondo la meccanica quantistica, le particelle sono anche onde e ciò implica che esse si comportino in modo molto singolare. Ogni volta che una particella subatomica viene confinata in una piccola
regione di spazio, essa reagisce al proprio confinamento muovendovisi dentro. Più piccola è la regione di confinamento, più veloce è l'« agitazione » della particella entro tale regione.



Nessun commento:

Posta un commento