martedì 1 gennaio 2013

Il momento della morte (secondo gli insegnamenti del libro tibetano dei morti)


Il momento della morte (secondo gli insegnamenti del libro tibetano dei morti) è il momento più importante della vita.
Il libro tibetano dei morti deve il suo nome al primo studioso occidentale che lo introdusse nel 1927 in Occidente il quale propose questo titolo sulla falsariga del libro egiziano dei morti, fondamentale testo sull'aldilà della cultura egizia.
In realtà la parola bardo significa passaggio tra due situazioni e il titolo tibetano del testo può essere tradotto come : La grande liberazione attraverso l'udire ne bardo.
Il libro infatti deve essere letto all'orecchio  del defunto durante il processo di morte. Sentendo le parole del Bardo Todol il principio cosciente ha così una guida diretta alla liberazione o a una nuova rinascita.
Il bardo tidol si rivolge quindi ai morti affinché riescano a vincere il ciclo delle rinascite o a ottenere una buona rinascita per continuare la pratica dell'illuminazione ma si rivolge anche agli vivi la cui esistenza deve essere una costante preparazione alla morte il messaggio fondamentale per i vivi del Bardo Todol é che la vita non deve essere niente altro che una preparazione alla morte.
Il termine bardo può quindi essere tradotto come zona intermedia, come periodo di tempo che intercorre tra due situazioni .

Alla luce di tutto ciò, in particolare alla luce dell'interpretazione buddista della vita e della morte ,come continuum come flusso mentale .
E' quindi chiaro perché lo stadio di bardo non si verifica soltanto durante l'estremo evento che viene comunemente chiamato morte ma si estende anche a ciò che viene chiamato vita.

Esistono sei tipi di bardo :
il bardo naturale della vita il bardo dello stadio di sogno,  il bardo della meditazione, il bardo della morte il bardo dell'illuminazione, il bardo della rinascita.
Di questi sei bardo solo gli ultimi tre si verificano durante lo stadio di morte, mentre i primi tre si verificano solo solo durante lo stadio di vita.
Solo poche persone riescono a vivere il bardo dell'illuminazione durante la vita, molte persone non riescono a vivere questo bardo neanche durante la fase di morte a proposito sono illuminanti le parole di Rimpoche:
I Bardo sono opportunità di liberazione particolarmente forti, perché, come dice l'insegnamento , ci sono momenti molto più potenti di altri e molto più carichi di potenziale in cui tutto ciò che si fa a un effetto determinante e a lunga portata.

Io penso ad un bardo come un momento di elevata potenzialità, ma il momento più carico di questa potenzialità è quello della morte .
Il bardo della morte ha quindi un significato molto alto.
Il morente non perde la lucidità mentale anche se fisicamente sembra inattivo. 
Il bardo della morte si manifesta nel momento in cui sorgono i sintomi della morte e si conclude quando cessano le  pulsazioni interne quando cioè secondo la filosofia buddhista si compie la definitiva morte fisica. 
Con l'avvicinarsi del momento della morte si sperimentano grande sofferenza e disperazione sia fisicamente perché la condizione degli elementi del corpo è turbata  , sia mentalmente e perché si perde gradatamente il controllo di sé stessi e questo provoca angoscia, sgomento per cui è un momento veramente terribile, in cui è molto difficile mantenere la presenza mentale e poter riconoscere le visioni. Durante il bardo della morte si possono mettere in atto le pratiche di meditazione imparate durante la vita.
Nel bardo della morte appare inoltre chiara l'essenza della vita; è in questo stadio che se si riconosce il senso globale della vita si potrà decidere la successiva reincarnazione oppure evitare una nuova rinascita.
I Tantra  riconoscono tre modi di morire:
 inferiore, medio e superiore
I praticanti di livello inferiore nel momento della morte non riescono a riconoscere tutte le manifestazioni come espressione della propria energia e non riescono a rimanere con continuità nella condizione pura ed originaria ma si distruggono e continuano nel bardo dell'esistenza,
In questo caso il loro comportamento non differisce da quello di chi in vita non ha mai praticato alcun insegnamento.
I praticanti di livello medio si dice nei Tantra muoiono come i leoni o come uno che muore in una grotta o come un povero, cioè senza lasciare problemi a chi resta, con molta consapevolezza di cosa sia la morte senza farsi coinvolgere da sgomento e terrore.
Per i praticanti di livello superiore infine non vi è alcun bisogno di metodi o istruzioni particolari riguardo il momento della morte il nuovo stato di coscienza si unifica direttamente con la condizione pura ed originaria il nuovo corpo fisico svanisce nell'essenza degli elementi che se realizzata così il corpo di energia liberato dai vincoli del corpo fisico. Bisogna pensare al momento della morte come ha una strana zona di confine nella mente, una terra di nessuno in cui, se non comprendiamo la natura illusoria del corpo, la sua perdita sarà un grosso trauma emotivo, ma dove d'altro canto, ci si presenta la possibilità di una libertà sconfinata una libertà che scaturisce appunto dall'assenza di questo corpo .
Quando saremo liberi dal corpo che ha strutturato e determinato per tanto tempo la nostra concezione di noi stessi la visione karmica costruita sarà totalmente esaurita.
Nella morte c'è quindi un'intervallo, uno spazio gravido di immense possibilità.
E' un momento di una forza enorme e pregnante dove l'unica cosa che conta o potrebbe contare è la condizione della mente spogliata di un corpo materiale la mente e muta rivelata crudelmente per ciò che è sempre stata l'artefice della nostra realtà

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