domenica 20 gennaio 2013

L'Angelo ribelle


La figura mitica dell'ANGELO RIBELLE Lucifero nasce dalla letteratura biblica e precisamente dagli scritti profetici. Nel cap. 14 di Isaia, che presenta una satira contro un sovrano di Babilonia (Sargon II, Nabonide o Nabucodonosor) vinto da Dio, si legge un celebre passo (14, 12-15):

"Come mai cadesti dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora (hêlel ben sahar) ! Come mai fosti abbattuto a terra, dominatore di popoli? Tu che pensavi in cuor tuo: "Salirò in cielo, sopra le stelle di Dio innalzerò il mio trono, dimorerò sul monte dell'assemblea, all'estremo limite del nord. Salirò sulle nubi più alte, rassomiglierò all'Altissimo!". Ecco, ora sei stato precipitato nello sheol, nelle profondità dell'abisso".

Narra la tradizione biblica che Dio aveva creato Adamo ed Eva; li aveva posti nell'Eden, o paradiso terre­stre; li aveva arricchiti di doni naturali e preternaturali, con il potere di trasmet­terli ai discendenti. Il Creatore mise alla prova anche Adamo ed Eva, dicendo: Tutto ciò che vedete è vostro; però non dovete mangiare il frutto dell'albero della scienza del bene e del male, che è posto nel centro di questo giardino di delizie. In qualunque giorno lo mangerete, mor­rete.

Dio in sostanza aveva privato l'uomo  della libertà di conoscenza.
Li aveva messi in gabbia, una gabbia dorata, ma sempre una gabbia, impedendogli di potenziare la mente e raggiungere la vera conoscenza.
Per dirla con De Andrè:

Dio imbrogliò il primo uomo, 
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo, 
nel giardino incantato lo costrinse a sognare, 
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male. 

Quando vide che l'uomo allungava le dita 
a rubargli il mistero di una mela proibita 
per paura che ormai non avesse padroni 
lo fermò con la morte, inventò le stagioni. 

(da: Un Blasfemo)


In questo contesto la figura  dell'Angelo Ribelle si può considerare come principio del "bene" e non del "male" in opposizione a chi  ha voluto e vuole  negare agli uomini la conoscenza.
La salvezza interiore si raggiunge tramite la conoscenza, mentre i dogmi e la cieca fede sono solo un ostacolo. Non a caso, la maggior parte degli esoteristi  è agnostica e usa le figure di Lucifero e Dio  solo come   simboli.

Lucifero è l’incarnazione della ragione, dell’intelligenza, del pensiero critico. Egli si erge dinnanzi al dogma di Dio e tutti gli altri dogmi. Egli si sostiene l’esplorazione di nuove idee e di nuove prospettive nella ricerca della verità.
Nello gnosticismo Lucifero è il portatore della sophia (sapienza).
Lucifero è il nome storicamente attribuito al pianeta Venere come stella del mattino, ovvero quando sorge all'alba verso est poco prima del sorgere del Sole. In quanto anticipatore della luce solare, il pianeta venne chiamato Lucifero, dal latino portatore di luce.
Fu Pitagora ad identificare nel pianeta Venere sia Lucifero, la stella del mattino, che Vespero, la stella della sera.Lucifero fu precipitato perchè appunto voleva risvegliare l'uomo dalla sua condizione di inconsapevole schiavo e portargli la luce della conoscenza e della consapevolezza del vero Sè, che è il vero Dio dentro ognuno di noi.
In questo caso Lucifero è come Prometeo e viene scaraventato sulla Terra per avere aiutato il genere umano

Nel mito greco il fuoco rappresenta la conoscenza e l’illuminazione, è l’elemento che permette ai mortali di progredire, di migliorare la propria condizione fino ad avvicinarsi a quella degli dei, che divengono così meno distanti.
Ma a causa del suo gesto Prometeo subirà una atroce punizione ad opera di Zeus: verrà incatenato sul monte Caucaso, dove ogni giorno giungerà un’aquila che gli divorerà il fegato; essendo però Prometeo immortale, l’organo dilaniato si riformerà durante la notte, rendendo così la sua pena eterna, finché dopo 3000 anni, un altro eroe leggendario, Ercole, riuscirà a liberarlo ed a porre termine all’atroce tortura.

Nella Grecia classica Prometeo era considerato un grande benefattore dell’umanità, in virtù del dono dall’enorme valore di cui si era fatto portatore, e per la pena che aveva dovuto affrontare quale prezzo per il suo atto; a lui erano dedicate solenni feste ed un culto devoto.
Eppure, vi è anche una lettura più profonda di questo arcaico mito, una lettura che già in epoca classica si era in gran parte persa.
Nel destino di Prometeo infatti è simbolicamente rappresentata la sorte di una umanità che si emancipa dal divino, disobbedendo alle regole celesti.
La roccia in cui il titano viene incatenato è una allegoria della materialità, ovvero della condizione terrestre a cui si riduce l’uomo quando si separa dall’universo celeste, destinato ad essere divorato dai propri desideri umani, che come il fegato che sempre si riforma non potranno mai essere placati del tutto.
Troviamo qui la profonda diversità tra la cultura greca pagana e quella cristiana. Una cultura umanista (che esalta l’uomo naturale) dove chi si ribella alla divinità che vuole qualcosa esclusivamente per sé è un eroe, contro una cultura deo-centrica (massima aspirazione essere una matita nelle mani della divinità) dove chi si ribella alla divinità è maligno (sia Lucifero che il serpente).


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