martedì 26 marzo 2013

Mentalismo



Il mentalismo è una forma d’intrattenimento che attraverso l’utilizzo di varie tecniche combinate mette in scena diversi fenomeni estranei alle normali leggi fisiche e psichiche, come la lettura del pensiero, la precognizione, la chiaroveggenza, la psicocinesi.

Chi è il mentalista

Si potrebbe affermare che il mentalista sia un prestigiatore della mente. Anziché esibire abilità tecniche e manipolatorie frutto di anni di pratica intensa, tende a nasconderle e minimizzarle, enfatizzando invece gli aspetti della presentazione e della tensione empatica col proprio pubblico. Difficilmente infatti assistiamo a spettacoli di mentalismo che fanno leva sull’aspetto visivo dell’intrattenimento come avviene invece nell’illusionismo classico. Il centro dell’azione sta tutto nel rapporto che si instaura tra il mentalista e gli spettatori che collaborano con lui.

Come funziona

Durante le sue esibizioni il mentalista riproduce a fini spettacolari i presunti poteri paranormali di medium, indovini e sensitivi, dando sfoggio di abilità speciali e straordinarie come telepatia, percezione extra-sensoriale, controllo della mente sulla materia, memoria prodigiosa.
Non è raro che siano gli stessi spettatori a essere invitati a collaborare con il mentalista, divenendo quindi i veri e propri protagonisti di esperienze fuori dall’ordinario.

Gli strumenti

L’arsenale tecnico del mentalista è fondamentalmente lo stesso del prestigiatore e dell’illusionista classico. Egli però combina diversamente fra loro i trucchi della magia tradizionale in modo da trasmettere l’impressione di essere realmente in grado, con i suoi “poteri mentali”, di leggere nella mente del pubblico. Le sue doti e le dimostrazioni stupefacenti che riesce a dare sono il risultato di un’attenta e raffinata miscela di abilità teatrali, nozioni di psicologia, inganno e affabulazione.

Le tecniche

Nel corso degli ultimi anni, alcuni esponenti del mentalismo contemporaneo hanno sviluppato un approccio meno tradizionale al loro modo di fare spettacolo, ricorrendo sempre più spesso a tecniche psicologiche, di comunicazione non verbale o di Programmazione Neuro-Linguistica (PNL). Gli effetti presentati in tal modo, seppur molto vicini ad una vera dimostrazione di lettura del pensiero, comportano però un’alta percentuale di aleatorietà, e rischiano di fallire.



Tra i numeri più coinvolgenti di un mentalistafigura senza dubbio l’ipnosi, conosciuta comeipnosi da palcoscenico, che si distingue dall’ipnosi classica che ha anche utilizzi terapeutici. In realtà, come diceva lo psichiatra statunitense Milton Erickson, “L’ipnosi non esiste, tutto è ipnosi”. Una frase paradossale che indica come l’ipnosi sia un fenomeno ancora da studiare e comprendere a fondo in tutte le sue sfaccettature.
L’ipnosi da palcoscenico rappresenta un caso a parte, perché è soprattutto uno strumento di spettacolo. Ma su quali processi si basa?
La spiegazione va individuata nel concetto di “suggestione”. Con questo termine si indica l’accettazione acritica da parte della nostra mente di informazioni o input di vario tipo, cioè senza il vaglio critico della razionalità.
Prova a riflettere: quante volte ti è capitato di fare qualcosa senza accorgertene per poi ritrovarti a riflettere perché diavolo lo hai fatto? C’è chi fa una manovra stupida in auto, chi dice una frase che non pensa, chi acquista un’intera collezione di enciclopedie da un venditore porta a porta. Ma com’è possibile che ciò accada? Il “merito” è sempre della suggestione.
 Sono uti­liz­zati in vario modo dagli ipno­ti­sti, sia sul pal­co­sce­nico che in stu­dio, e pos­sono essere fatti per gioco. Se saprete pre­sen­tarli bene, facendo in modo di accre­scere la ten­sione e l’aspettativa di chi par­te­cipa al numero, con i test ipno­tici il suc­cesso è assicurato.
Dita magne­ti­che
E’ uno dei test ipno­tici più sem­plice. Consiste nel far giun­gere le dita al sog­getto. Si parte con le mani ser­rate e gli indici tesi, gli si chiede di sepa­rare gli indici quanto più pos­si­bile, senza sfor­zare troppo. Gli indici dovreb­bero tro­varsi a circa due cen­ti­me­tri l’uno dall’altro.
A que­sto punto si chiede al sog­getto di imma­gi­nare che i suoi indici sono due magneti che si atti­rano irre­si­sti­bil­mente l’uno verso l’altro. Chiedete al sog­getto di pen­sare sol­tanto a que­sto, di fare in modo che nes­sun pen­siero estra­neo si intro­metta. Ditegli che più gli indici si avvi­ci­ne­ranno tra loro, mag­giore sarà la forza con cui si attirano.
Appena vedete il più pic­colo movi­mento, cari­cate la vostra voce in sin­to­nia con i movi­menti delle dita. Ditegli che quando le dita si toc­che­ranno, saranno unite così for­te­mente che non potranno essere separate.
Quando le dita si toc­cano, chie­dete al sog­getto di pro­vare a sepa­rarle, atten­dete qual­che secondo che fac­cia il ten­ta­tivo e poi dite “Adesso puoi separarle”.
Questo sem­plice eser­ci­zio può essere fatto anche con i gruppi. In que­sto caso non tutti i sog­getti rispon­de­ranno alla stessa maniera, ma la mag­gior parte delle per­sone por­terà a ter­mine l’esercizio.




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